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Gianni il bersagliere: “Dalla Liguria al Piemonte, ecco il mio ultimo week-end”
Ancora 77 km nel ruolino di marcia di Giovanni Interbartolo, che s’avvicina lentamente ai 2000 km percorsi quest’anno.
Giovanni Mauriello, 31 October 2008
Oramai i chilometri lo esaltano e leggendo i suoi racconti ve ne accorgerete. Questo coriaceo atleta di 59 anni è nato in Sicilia ed abita in provincia di Napoli, da anni: nel mondo delle ultramaratone è diventato in poco tempo un personaggio e molti ormai lo chiamano il podista del Regno delle Due Sicilie. Il suo colore preferito è il cremisi, cioè l’amaranto dei bersaglieri, di cui indossa con molto orgoglio il fez, il caratteristico copricapo durante le manifestazioni sportive.
Gianni Interbartolo corre in prima persona, ma parla del suo personaggio, Gianni il bersagliere, in terza persona. Quasi con rispetto e con orgoglio per quello sportivo che va in giro per l’Italia e l’Europa a passo (veloce) di marcia, per ore ed ore. E che per diletto passa, in poco tempo, da una prova sportiva, dura e massacrante ad un’altra.
Ecco i suoi racconti, due capitoli, scritti da Arenzano ed Avigliana; un sabato pomeriggio con un trail da 35 km ed una domenica mattina con una maratona. (g. m.)
di Giovanni Interbartolo
35 km.di trail senza attestato - Dopo appena quattro giorni di recupero dalla dura prova dell’ecomaratona del Chianti, Gianni il bersagliere ritorna ad Arenzano, in Liguria, dove ha gia’ partecipato alla “Mare e monti” e dove ora si disputano il “ Gran
Trail Rensen” di 70 km., con dislivello positivo di 4000 metri ed il “Trail Rensen” di 35 km., con dislivello positivo di 1600 metri.
Egli non può scegliere altro che il trail di 35 km., perché manca della necessaria preparazione per affrontare il Gran trail ed anche perche’ l’indomani dovra’ partecipare alla maratona “42000 passi in Val Susa” ad Avigliana in provincia di Torino. Con lo zaino affardellato dell’equipaggiamento obbligatorio per il trail (fischietto, telo termico, giacca a vento e riserva idrica ed alimentare), dopo un breve briefing, alle 8 di sabato mattina inizia la gara.
Chi a due zampe e chi a quattro, in quanto aiutato dai bastoncini, dopo aver percorso pochi chilometri in piano, iniziamo il vero percorso di trail. Su e giù per le mulattiere fino al crinale, dove la maggior parte degli atleti indossa la giacca a vento, sia per il vento ed anche per la nebbia che ha ridotto di gran lunga la visibilità.
Ecco il primo ristoro alimentare. Ahime’ !!! Avrei preferito non mangiare affatto, se avessi saputo la pendenza che mi aspettava. Passato il cancello della Gava a 23 km. con abbondante anticipo, mi sono reso conto che mi aspettava ancora un difficile percorso lungo le mulattiere in discesa. Tra illesi scivoloni, scoraggiamenti e piccole escoriazioni da portare a casa e nascondere all’amata metà (per evitare il solito cornuto e mazziato), Gianni il bersagliere arriva al traguardo grazie all’adrenalina. Mi dispiace per la simpatica dottoressa Antonella; l’ho delusa, forse pensava di dover prenotare l’elicottero di soccorso per raccattare Gianni il bersagliere nel parco del Beigua.
Molto orgoglioso di tagliare il traguardo con quattro ore di anticipo sul mio tempo previsto, sono rimasto però molto deluso nell’apprendere che l’organizzazione non prevedeva l’attestato per il trail di 35 km., ma solo per chi portava a termine il “Gran trail” da 70 km. La mia e’ stata una gara competitiva a tutti gli effetti, con certificato medico agonistico presentato come da regolamento e l’obbligo di indossare il chip al polso (che risultava alquanto fastidioso). Dunque, perché privarmi dell’attestato?
Considerate il mio trail ridotto e non idoneo per una certificazione?
Inoltre, avrei preferito una medaglia ricordo in alternativa all’oggetto di vetro non affatto idoneo da trasportare nel borsone; ho preferito regalarlo a chi viaggiava in macchina. Ancora problema di budget? Ho apprezzato molto l’iniziativa della “Mare e monti” di dare l’opportunità agli atleti di acquistare la medaglia ricordo. In quella occasione ho pagato una cifra molto irrisoria per l’iscrizione ed abbiamo ricevuto tante cose.
Un affettuoso abbraccio a Simona, Sabina e a coloro di cui non conosco i nomi della “Mare e monti”. Gianni il bersagliere sale sul treno diretto a Genova, per proseguire verso Avigliana e partecipare l’indomani alla maratona “42000 passi in Val Susa”.
Atleta di coda ad Avigliana -
Sebbene consapevole che disputare una maratona il giorno dopo un trail di 35 km. sia alquanto difficile, Gianni il bersagliere accetta la sfida con se stesso dando credito all’amica Marinella, che riconoscete nella foto. E’ una delle podiste conosciute partecipando alle gare di 24 ore ed altre ultramaratone.
La maratona “42000 passi in Val Susa” ad Avigliana in provincia di Torino, mi era stata suggerita proprio da lei ed organizzata dal presidente della sua società, Fallarini. Ha avuto ragione, sia per la disponibilità di Fallarini nei miei riguardi (grazie, per avermi accompagnato la sera tardi all’ostello) e sia per l’eccellente assistenza riservata anche per l’atleta di coda. Si merita realmente, senza alcuna retorica, un encomio per avere valorizzato il vero spirito sportivo della maratona dando la possibilità all’ultimo arrivato di ricevere gli stessi tributi riservati al primo finisher.
Gli addetti alla sicurezza stradale sono rimasti inchiodati nei vari incroci fino al mio passaggio (è chiaro che l’ultimo ero io, ‘o bersagliere…). Ogni punto di ristoro e di spugnaggio era ancora presidiato e nulla è mancato. Negli ultimi chilometri di gara la sicurezza e’ stata addirittura triplicata, per chi chiudeva la classifica. L’arrivo e’ stato molto emozionante: Fallarini, se ci sono state delle lamentele, fottitene. Ricevi i migliori tributi da Gianni il bersagliere.
Inoltre ho notato, dai manifesti affissi, l’invito alla popolazione di applaudire al passaggio degli atleti dando loro l’idea di attesa tramite la tabella di marcia. Anche per questo meriti un elogio, per aver capito di coinvolgere il pubblico. Questo pubblico mi ha spronato con “ciao bersagliere”, “forza bersagliere”, “evviva i bersaglieri” e qualcuno mi ha fatto capire che proprio perché bersagliere dovevo accelerare il passo. Hanno avuto ragione e li ringrazio.
Fallarini, e’ mio auspicio che questa manifestazione possa ospitare in futuro un folto numero di proseliti di Gianni il bersagliere. Un’altra nota di ammirazione va a Giuseppe Togni, che all’eta’ di 82 anni è riuscito a chiudere la maratona entro sei ore ed essere orgoglioso di avere disputato 741 maratone nella sua vita. Lo notate nella foto che ho voluto orgogliosamente riprendere. E’ veramente un personaggio.
L’ultima volta l’avevo incontrato a S. Benedetto del Tronto, durante lo svolgimento della maratona sulla sabbia. Ha ancora una grinta veramente invidiabile. Da parte mia auguro a Gianni il bersagliere di arrivare a quella età, con la stessa flemma dimostrata nella partecipazione a questo evento sportivo, anche se provato dalla stanchezza per il massacrante trail del giorno precedente.
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