Maratone e altro slide — 09 ottobre 2012

Quello che la settimana scorsa è successo a Berlino, si è ripetuto questa volta a Chicago, altra famosa “maratona di plastica” che con Dubai e Berlino, appunto, rappresenta la punta di iceberg di questa brutta piega che da qualche anno hanno preso alcune grandi maratone.
Se a Berlino i protagonisti sono stati quelli della squadra keniana, il loro ruolo è stato puntualmente rilevato a Chicago dalla squadra etiope. Detto questo, per il resto la gara americana è stata una fotocopia di quella tedesca.
E così come a Berlino i keniani, qui a Chicago gli etiopi hanno fallito l’assalto al primato del mondo, temtativo forse solo di poco meno esibito che a Berlino.
Naturalmente, comunque alla fine i tempi dei migliori sono stati notevoli. Ha vinto infatti il favorito Tsegaye Kebede in 2:04.38, seguito da Feyisa Lilesa (2:04.52) e Tilahun Regassa (2:05.27). Solo quarto il migliore dei keniani, Sammu Kitwara in 2:05.54. 
In mezzo alla marea di africani si sono fatti, pallidamente, notare solo Dathan Ritzenheim (2:07.47) e Koji Kobayashi (2:10.40)
In campo femminile si è avuta una gara più sincera, sempre aiutata dalle lepri come è ovvio, ma dove, almeno, un qualche furore agonistico era pur presente fra le protagoniste.
Successo etiope anche qui, con Atsede Baysa in 2:22.03, seguita da Rita Jeptoo (2:22.04), battuta solo dopo una volata vera. Seguono Lucy Kabuu (2:22.41) e la rientrante Liliya Shobukhova, quarta col tempo 2:22.59 che non è niente male per un’atleta reduce da infortunio. La migliore della americane è stata Renee Metivier Baillie, nome nuovo, che ha chiuso ottava dopo 2:27.27 di corsa.

Spartathlon

L’annuale edizione della classica corsa da Atene a Sparta (Spartathlon) si è corsa con un caldo che ha fortemenete condizionato la prestazione dei concorrenti. Si aggiunga che molti dei migliori erano quest’anno assenti, e si avrà la risposta all’interrogativo sulla pochezza tecnica del risultato della scorsa settimana.
Ha vinto il tedesco Stefan Stu Thoms, classe 1966, che ha impiegato 26:27.19, uno dei peggiori tempi fra i vincitori di una Spartathlon. Era dal 1993 che non si andava così piano. Resta tuttavia intatto il grande valore morale di una impresa atletica che accomuna tutti gli arrivati in un unico grande applauso.
A seguire sono arrivati il giapponese Tetsuo Kiso (26:36.23), la grande britannica Elisabeth Hawker (27.02.17), terza assoluta e prima donna, e poi l’austriaco Markus Thalmann, alla vigilia dato per favorito, quarto in 27:14.25.
Le altre donne sul podio sono state l’olandese Leonia van den Haak (28.42.36) e l’ungherese Szilvia Lubics (29:45.56).
Assente il grande Ivan Cudin, ancora alle prese con l’incidente muscolare di Katowice, gli italiani che sono rientrati nel tempo massimo sono stati Andrea Zambon 41^ e Giacomo Maritati 42^ ed il pratese Alessandro Papi 66^

Kavarna

In Bulgaria si è svolto l’annuale campionato del mondo sulla distanza di mezza maratona. Solitamente queste gare di campionato non raccolgono una gran partecipazione e finiscono con l’essere molto deludenti rispetto all’ambizione di una competizione che dovrebbe raccogliere i migliori del mondo.
Così è stato anche quest’anno per la gara di Kavarna.
Ha vinto per la sesta volta l’eritreo Zersenay Tadesse, un corridore molto valido ma che non ha mai trovato un acuto d’eccellenza sulle distanze classiche inferiore (10.000 metri) oppure superiore (maratona classica).
Sulla mezza Tadesse è molto forte ma non imbattibile e la sua notevole striscia di successi la si deve anche al disinteresse di molti dei migliori al mondo, maggiormente attratti dai ricchi ingaggi delle più grandi maratone del mondo, che si disputano nello stesso periodo.
In ogni caso, Tadesse ha vinto alla grande, andandosene solitario in testa fin dal chilometro nove, e chiudendo trionfante dopo 1:00.19 di corsa. Alle sue spalle l’etiope Derese Chimsa (1:00.51) ed i keniani John Mwangangi (1:01.01), Pius Maiyo Kirop (1:01.11), Stephen Kibet (1:01.40), Eliud Kipchoge (1:01.52) e l’ugandese Stephen Kiprop (1:02.05).
Fra le donne gara a due per le etiopi Meseret Hailu, prima in 1:08.55, e Feyse Tadesse, seconda in 1:08.56. Seguono altre africane, fino alla prima delle europee, che è stata la britannica Gemma Steel, settima in 1:11.09
Nessun italiano era presente, a conferma della pochezza del nostro movimento e dell’incuria della nostra Federazione.

Kosice, Budapest e altre

Numerose altre maratone di buon livello si sono disputate in questo week-end, che d’altra parte è quello che inaugura di fatto la grande stagione delle maratone autunnali.
Ne diamo sommariamente conto, cominciando dalla maratona di Kosice, oggi in Slovacchia, che è la più antica d’Europa, dal momento che la sua prima edizione risale al 1924. Quest’anno abbiamo avuto una gara “africana” con i primi dieci sotto le due ore e venti, il migliore dei quali è stato Lawrence Kimaiyo (2:07.01), seguito da Philemon Baruu (2:07.49), Evans Ruto (2:07.49), Elijah Kemboi (2:07.51) e Ballor Yator (2:08.39), mentre fra le ragazze( e signore!)
ha vinto Hellen Wanjiru (2:29.59) precedendo nettamente Marina Damantsevich (2:31.29).Molto frequentata, come sempre, è stata la maratona di Budapest, sul cui traguardo sono stati accolti 3569 concorrenti, tutti preceduti da Gabor Jozsa (2:21.26) e da Krizstina Merenyi (2:40.30). Meno popolare la gara della vicina Bucarest, in Romania, a testimoniare della crisi di una nazione che molto aveva “spinto” su queste discipline, con mezzi non sempre inappuntabili, e che ora vive una crisi di vocazioni prondissima. Hanno vinto Felix Kangongo (2:15.19) e  Almaz Negede Fakade (2:38.09).
Sempre in Europa è da prendere nota della maratona di Bruxelles, con 1793 arrivati e vittorie per Joseph Muati (2:16.41) e Claire Match (3:06.15). Nel Regno Unito, patria di molte maratone importanti, e non solo quella di Londra, si è corsa la storia maratona di Chester, con 2066 arrivati. Qui il primo uomo a tagliare il traguardo è stato Ray Ward (2:28.26) e la prima donna Melany Frazier (2:51.48). Sempre dal Regno Unito segnaliamo una piccola curiosità, ovvero la maratona delle isole di Jersey, Canale della Manica, a due passi dalla Francia, ma territorio così geloso della propria indipendenza che a rigore non fa neppure parte del UK in quanto risponde direttamente alla Regina. Il vincitore è sttao un atleta piuttosto conosciuto che risponde al nome di Tomas Abyu, che ha impiegato 2:24.43.
Dal vasto panorama delle gare tedesche, seconde per numero solo a quelle americane, estraiamo la maratona di Bremen, storica città nordica, che è stata la pià frequentata, dopo l’abbuffata di Berlino, vinta dignitosamente da Renè Jager (2:28.38).
Saltiamo nel continente americano per segnalare, oltre Chicago, alcune altre maratone, di seconda fascia, poco note da noi, ma sontuosamente frequentate sul loro territorio. Si tratta della maratona di Minneapolis e St.Paul, nel Minnesota, capace di 8781 arrivati, che hanno salutato la vittoria di Christopher Kipyego (2:14.53) e Jeannette Faber (2:32.37) altro nome nuovo prodotto dall’inesauribile vivaio americano. Molto bene anche la maratona di Portland, Oregon, con i suoi 6518 arrivati, dove Jameson Mora si è laureato campione dopo 2:21.09 di corsa, affiancato da Colleen Little, prima donna, in 2:51.35. Seguono altre quattro maratone oltre i 1000 arrivati, il tutto nel giorno di Chicago!
Infine rimaniamo in America, ma del Sud, per segnalare la maratona di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Un tempo terra di grandi maratoneti, capaci anche di vincere medaglie olimpiche, da molti anni vive una crisi profonda che non le permette più di sfornare talenti, che forse ci sono ma preferiscono altri sport. Comunque, gli arrivati sono stati 6211, non tantissimi per una grande metropoli come Baires, con ospiti keniani ancora in cattedra, nella fattispecie Eric Nzioki (2:12.05) e Lucy Karimi (2:41.38)

i risultati di tutte le maratone nel mondo

Autore Franco Anichini

 

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