Cronaca — 02 novembre 2009

Amsterdam   Marathon


A proposito di regolarità, prendendo spunto dall’articolo di Marco Cascone, voglio raccontarvi le mie impressioni sull’ultima  edizione della  maratona di Amsterdam  del  18 ottobre  scorso a cui ho preso parte. Dopo la Costa Toscana a tappe di cui vi avevo parlato, arriva il risultato più bello e  importante della stagione, la gara su cui avevo puntato tutto, allenamenti e gare comprese. Ogni approccio agonistico e non, lo avevo  finalizzato in funzione di questa   competizione  straniera. Grazie a Dio le mie aspettative sono state centrate al massimo ed anche se il fatidico muro delle 3 ore non è stato abbattuto per soli 12 secondi, va bene così, è come se lo avessi fatto. Ingannato dal mio garmin che mi dava una media di 4.13/km.  Mi rendevo conto solo al passaggio del  40° (2:50:49) dell’incongruenza,  era ormai  un po’  tardi.  Spingevo  il finale in forte progressione, riuscivo a chiudere in  3:00:12.  Gli ultimi 700 metri fatti sotto i 4/km  sono stati  fortemente eloquenti  della mia ancora grande  reattività muscolare. Una gara come dicevo all’insegna della regolarità, ecco i passaggi:


5°  21.42,   10° 42.51 (21.09),   15° 01:04:00 (21:09),  20° 01:25:13 (21:13), 21° 01:29:55,  25° 01:46:19 (21:06),  30°  02:8:00(21:41),  35° 02:29:32 (21:32),  40° 0250:49 (21:17),    FINISH  03:00:12,


regolarità che mi ha permesso di inchiodare il cronometro su questo importante risultato, ma quello che più conta, di permettermi  di  abbassare  il personale, del 2007,  di 2 minuti  e tagliare il traguardo con  freschezza nelle gambe,  in grado  di poter  correre ancora altri km a quel ritmo.


Più  si entrava nel vivo più avevo lucidità e riserva energetica necessarie per controllare e leggere la gara con il giusto acume tattico.   Solo  l’equivoco dovuto al mio cronometro che dava  fino al 25°una media di 4.12/km ed in prossimità del 40° di  4.13/km, che mi induceva a fare l’errore di valutazione  di essere con ampio margine sotto le 3 ore, inficiava di ‘un pizzico’ una  condotta di gara a dir poco perfetta. Fino al 40°ero riuscito persino ad alzare, di tanto in tanto,  gli occhi  per  gustarmi la bellissima Amsterdam,  i suoi lunghi  vialoni piatti ed  alberati, i suoi ampi parchi, le sue caratteristiche casettine colorate, il fiume Amstel che la taglia in lungo ed in largo, i suoi canali che gli rendono l’appellativo della Venezia del Nord, il suo immenso profumo e le sue grandi distese che sembrano  ti facciano respirare meglio. Poi all’improvviso  la constatazione di essere sul filo dei secondi  delle 3 ore  con  la bellissima progressione finale. Momenti come questi , che riescono a coagulare  l’indimenticabile ricordo, le Irripetibili   emozioni,  l’appagante avventura, la grande soddisfazione del risultato finale   con  un  geniale stile di vita che al disopra di tutto riesce a  farti  stare bene   ed  a renderti  felice, sono il coronamento  di ciò che fai con piacere e che giorno dopo  giorno ti appaga e rafforza  quel  tuo coraggioso spirito di vita che con il passare degli anni diventa sempre più grande  ed encomiabile.

Autore: Antonio Vigna

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