Medicina — 16 ottobre 2008

Non più tardi di qualche sera addietro mi è capitato essere ascoltatore di una chiacchierata post allenamento. La tesi che veniva esposta per sommi capi sosteneva la validità dell’assunzione di aminoacidi a livello di integrazione in particolar modo per podisti molto dediti alla corsa. Nel mentre ascoltavo mi rivenivano in mente le nozioni, poche a dire il vero, assimilate in anni di fervente studio su testi di biochimica, scienza dell’alimentazione e quant’altro, unitamente alla considerazione di avere per quindici degli ormai molti anni della mia vita, praticato con costanza quotidiana, meticolosità nozionistica e tecnica, attività di culturismo, ottenendo risultati a livello di integrità fisica, crescita muscolare e notevolissima capacità contrattile a livello di forza, sollevare 150-200 chili era per me pratica consueta. Ma io non ho mai assunto sostanze integratorie, si….. è pratica abituale per molti di quelli che entrano nelle palestre, ma non hanno volontà di lavorare, non aspettano i tempi del corpo umano, ma non io. Eppure sono passato dal mio gracile fisico di 48 chilogrammi ad uno molto più robusto e performante di 84, senza integrare. Qui ora si sta trattando non di una pratica volta alla costruzione, bensì al raggiungimento di una prestazione sportiva migliore. Per comprendere meglio il dilemma che mi avvolgeva, va considerato cosa sono gli aminoacidi. Gli aminoacidi sono i mattoncini delle proteine, a loro volta essenziali per la struttura muscolare. I vari cibi ingeriti con una dieta equilibrata contengono tutti gli aminoacidi necessari a ritenere raggiunto il fabbisogno. A differenza di un sedentario, uno sportivo ha una necessità maggiore ma anche diversificata di aminoacidi, particolarmente di tre a catena ramificata, leucina, isoleucina, valina. Questi ultimi hanno un ruolo rilevante nella sintesi proteica e nel processo da cui si ricava energia dalle proteine. Il discorso che viene proposto come distillato di queste nozioni è che l’attività podistica protratta nel tempo ha come conseguenza un catabolismo muscolare, derivante dai microtraumi e dall’utilizzo delle proteine dei muscoli. Consumo che si diversifica da individuo ad individuo e che raggiunge il suo apice nella maratona, e che può essere quantificato mediamente in un dieci per cento, all’interno della maratona un soggetto di 70 kg di peso corporeo consumerà 3.000 kcal, di queste 300 kcal ricavate da fonti proteiche. Studi effettuati affermano che solo con un’attività prolungata quantomeno per una cinquantina di minuti vi possa essere bisogno di un’integrazione. Si deve tenere presente che con un’alimentazione di tipo “italiana” o a “zona, sicuramente non mediterranea, il fabbisogno di integrazione con aminoacidi ramificati non è giustificato per distanze inferiori ai 20 km. Inoltre è bene tenere presente che l’integrazione deve assolutamente rimanere tale, mai sostitutire l’alimentazione. Alimentazione che da sola riesce a fornire il giusto apporto proteico per atleti che si allenano tre volte la settimana, il giorno di riposo è sufficiente ad un reintegro completo, a tal proposito si consideri che in 250 gr. di carne proveniente da pollame, sono contenuti 10 gr. di aminoacidi ramificati, quantità più che sufficiente per atleti che si alimentano bene e non desiderano torturarsi in maratone o affini. Se si può riconoscere una qualcerta importanza in fase di recupero agli aminoacidi, va considerato che non hanno nessun valore nel miglioramento della prestazione sportiva. Lo stimolo che attiva la fase anabolica viene indotto nell’organismo sottoposto ad uno sforzo massimale oppure quando vi è la presenza di sostanze ormonali, quest’ultima è una condizione da evitare in quanto rappresenta doping, senza scartare gli inevitabili danni cagionati alla salute. Va considerato che molti studi effettuati sugli effetti benefici degli aminoacidi, sono stati presi su di un campione ristretto di anziani o sedentari ai quali la somministrazione di codesti aminoacidi ha indotto degli effetti benefici ma solo perché in condizioni di malattia preesistente, raggiunto un determinato livello di controllo l’organismo non reagisce più positivamente all’integrazione, semplicemente ne ignora il segnale indotto dalla sostanza. Per questo, al di là dei messaggi propagandistici spacciati per veritieri dalle case produttrici di integratori, si può asserire una sola verità, come nostra abitudine controcorrente e frutto di accurate indagini. L’assunzione di aminoacidi, tirosina, glutamina, licina, arginina e via discorrendo, non aumenta i livelli dell’ormone della crescita, non aumenta la potenza aerobica e non consente miglioramenti delle prestazioni sportive ai livelli massimali. Vanno poi presi in considerazione gli effetti provocati a reni e fegato dall’assunzione di tali sostanze di sintesi, in definitiva, credo sia sempre valida la mia personalissima teoria che vede nell’acqua (H20) il vero ed universale integratore di sali minerali e nella pasta e nella carne i supermercati di zuccheri e proteine. Allenatevi gente, unica via al miglioramento.

Autore: Antonio Bruno

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>