HOME PAGE Maratone e altro — 12 settembre 2012

Alcuni appassionati hanno espresso meraviglia per i continui successi della nazionale Usa in occasione delle diverse manifestazioni mondiali, organizzate per conto della IAU, sulle distanze classiche dei 100km e 24 ore.
Il particolare che più ha colpito è il rapido ricambio in specialità dove invece la progressione degli atleti migliori è solitamente lunga negli anni.
Da dove escono tutti questi talenti?
Escono dal vastissimo programma di gare trail, molto popolari e diffuse in tutto il Paese.
Ogni anno si organizzano oltre 500 corse trail, mentre quelle su strada, in circuito o non, arrivano a mala pena ad una diecina.
La lunghezza dei percorsi varia dai 50km alle 100 miglia, pari a 160 chilometri circa. Esistono anche delle gare a tempo su percorso trail.
Particolare popolarità arride alle gare sulla distanza delle 100 miglia. I percorsi sono i più varii, ma tutti sfruttano la magnifica natura del continente Nord-Americano, spesso tuffandosi nei numerosi e vastissimi parchi naturali.
Le difficoltà non mancano: salite, pietraie, guado di ruscelli, sabbia e via dicendo, ma la somma delle difficoltà puà essere anche molto diversa da corsa a corsa.
Fino a questo momento, nel 2012, si contano la bellezza di 59 gare, per un totale di circa 10.000 corridori!
Una delle gare più frequentate èla Western States, che si corre in primavera in California facendo riferimento alla località di Squaw Valley, ritenuta da molti una sorta di campionato del mondo.
Vale la pena di richiamare brevemente la testa dell’ordine d’arrivo:

1 Timothy Olson Usa 1983 14:46.44
2 Ryan Sandes Rsa 1982 15:03.56
3 Nicholas Clark Usa 1974 15.44.09
4 Dave Mackey Usa 1969 15:53.36
5 Ian Sharman Gbr 1980 15:54.38
6 Zeke Tiernan Usa 1975 15:57.59

Ancora più interessante l’ordine d’arrivo femminile:

1 Ellie Greenwood Gbr 1979 16:47.19
2 Rory Bosio Usa 1984 18:08.06
3 Aliza LaPierre Usa 1980 18:18.29
4 Kristin Sybrowsky Usa 1977 18:29.15
5 Nikki Kimball Usa 1971 18:31.39
6 Lizzy Hawker Gbr 1976 18:32.20
7 Tina Lewis Usa 1973 19:09.49
8 Amy Sproston Usa 1974 19:11.02

Poi ci torneremo.

Mike Morton

Mike Morton

Il neo-campione del mondo delle 24 ore, Mike Morton, dal canto suo, ha vinto quest’anno le classiche Umstead, Keys Ultra e Long Haul, e, già che c’era, si è imposto anche nella massacrante Badwater, la corsa di 135 miglia nella Valle della Morte.
Tornando alla Western States, ricordiamo che Olsen è stato il primo a battere in questo genere di corse, lo spagnolo Killian Jornet Burgada, icona della specialità. Fra le donne notiamo ben quattro compionesse del mondo dei 100km. Fra di loro, Lizzy Hawker, convinta a partecipare ad una 24 ore classica, probabilmente controvoglia, ha realizzato lo scorso anno, km.247.076, cioè tre chilometri in più della prima di Katowice.
Ellie Greenwood, a sua volta, dopo aver vinto il mondiale 100km di Gibilterra, si è cimentata quest’anno nella mitica Comrades, dove ha impegnato allo stremo la grande Yelena Nurgaljeva, arrivando alla fine seconda ad appena 1.12 di distacco.
Ma quanto possono valere questi corridori in una classica gara di 24 ore?
Qualcuno già in passato ci ha provato. Ricordiamo, ad esempio, il fenomenale Scott Jurek, che però ha trovato, a suo tempo, qualche difficoltà inattesa.
E’ presto spiegato perché: prendete un corridore innamorato della natura, avvezzo a sviluppare la sua prestazione per boschi e prati, guadare torrenti, inerpicarsi sui monti… il tutto godendosi l’intimo piacere del silenzio, rotto solo dal rumore dei propri passi di corsa, e proiettatelo in un minuscolo circuito di un chilometro circa, in mezzo ad un mare di persone più o meno estranee, e proponetegli di correre per un paio di centinaia di giri… Capito?
Eppure qualcuno ce la fa, come Mike Morton quest’anno.
Ma è possibile fare un calcolo fra il rendimento in queste 100 miglia ed una 24 ore?
Tenuto conto di quanto sopra, occorre ancora premettere che i tempi risentono fortemente delle difficoltà naturali del percoso, che d’altra parte è misurato in maniera meno precisa dei percorsi su strada.
Ma, ciò posto, basta fare un piccolo calcolo facile facile.
Se una persona è capace di percorrere 160 chilometri in 16 ore (cioè l’ultimo tempo che prendiamo in considerazione), quanti chilometri potrà fare in 24 ore?
Presto detto: dato che si muove a 10km/ora, finirà le 24 ore con 240 chilometri. Niente male!
E se uno invece ci mette poco più di tredici ore? A voi il piacere di fare il calcolo.
Ah, dimenticavo: quest’anno i corridori che hanno già portato a termine una 100 miglia in meno di 16 ore sono stati 41, mentre 43 donne hanno chiuso in meno di 20 ore.
Il migliore è stato… Mike Morton, con 13:11.00!

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • Andrea Accorsi

    Spunto perfetto quello di Franco. Si tenga conto anche del fatto che nell’endurance moderno la tipologia degli atleti di vertice, tende sempre piu’ a ringiovanire. Lo stesso Campione Europeo di Katowice nella 24 ore, il tedesco Florian Reus ( km 261, 718) e’ un 1984 e ha esordito nella disciplina della 24 ore nel 2005 a soli 21 anni. Cosi come la spagnola Cristina Garcia Gonzalez, anch’essa classe 1984 che ha chiuso con km 226,518. Da qui si vince come sia ormai vetusto il vecchio paradigma che vuole l’atleta di endurance varcare una certa soglia chilometrica solo ad un’eta’ avanzata. La scuola americana, cosi come quella russa nella 100 km e quella giapponese insegnano che la resistenza non e’ espressamente una qualita’ da rekazionare all’eta’ dell’atleta. Ma e’ piuttosto preferibile individure la persona con le giuste caratteristiche e sfruttarne la freschezza fisica, muscolare e mentale che la giovane eta’ garantisce. Tendenza che dalle nostre parti gode di poca popolarita’, ma che altrove getta radici di sicuro valore….

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