Alimentazione slide — 12 gennaio 2016

InterferentiL’equilibrio ormonale è fondamentale per la crescita e lo sviluppo.

Un Interferente Endocrino (IE) con un determinato meccanismo (per esempio una sostanza ad azione estrogenica come il BPA) può indurre effetti diversi nei maschi e nelle femmine; pertanto la valutazione degli IE deve tenere conto della suscettibilità legata all’età ed al sesso. Una specifica attenzione va rivolta ai bambini che hanno una maggiore vulnerabilità generale.

Gli  IE sono un problema di sanità pubblica: un numero crescente di studi epidemiologici indica che le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi) e disturbi pediatrici (alterazioni neuro comportamentali, pubertà precoce), mentre emergono possibili associazioni anche con il diabete di tipo 2 ed alcuni tipi di cancro (testicolo e mammella).

Gli IE sono sostanze chimiche caratterizzate dalla capacità di alterare l’equilibrio ormonale degli organismi, essere umani compresi. Gli IE possono modificare una o più componenti  della rete dei segnali rappresentata dal Sistema Endocrino con effetti insidiosi a carico di svariati organi e tessuti. Gli IE comprendono sostanze molte diverse che si possono raggruppare in quattro grandi gruppi:

  • Contaminanti che persistono nell’ambiente e si concentrano negli organismi viventi, e quindi negli alimenti: ritardanti di fiamma, bromurati, composti perfluorati ( come PFOS),perfluorotansulfonato e PFOA, acido perfluoroittanoico e le diossine ( tra gli interferenti endocrini più potenti ), vengono prodotti dai processi di combustione.
  • Diversi pesticidi sono IE ( fungicidi come i triazoli e i dicarbossimidi, erbicidi come le triazine)
  • Altri IE sono sostanze largamente usate in prodotti di consumo: additivi delle plastiche ( alcuni ftalati, bisfenolo A, BPA), conservanti ( alcuni parabeni) .
  • Sostanze naturali. Alcune, come la micotossina zearalenone sono del tutto indesiderabili; altre, invece, sono componenti bioattive presenti nella dieta, come i cosiddetti fitoestrogeni ( la genisteina della soia) ed addirittura nutrienti essenziali come lo iodio o il selenio. Per queste sostanze è soprattutto opportuno  valutare il rapporto rischio beneficio.

L’esposizione ad IE è imputata come responsabile dell’aumento di rischio per l’incremento di disturbi della riproduzione maschile (oligospermia, cancro dei testicoli). L’esposizione in utero a fattori che inducono iperestrogenizzazione ed ipoandrogenizzazione altererebbe lo sviluppo funzionale dei testicoli. L’esposizione agli IE clorurati persistente avviene in massima parte attraverso matrici comuni  ( soprattutto alimenti di origine animale con elevato contenuto lipidico: latticini, carne suina, pesci grassi) e gli stessi composti sono presenti nel tessuto adiposo animale e umano come miscela.

Gli IE aumentano il rischio di obesità interagendo con l’omeostasi tiroidea e steroidea nonché con i recettori nucleari  PPAR, importanti per la regolazione del metabolismo energetico e della differenziazione degli  adipociti e che rappresentano uno specifico bersaglio degli ftalati.

I pesticidi vengono usati massicciamente nell’agricoltura per aumentare la produzione alimentare, sempre più vanno incontro a limitazioni d’uso e divieti grazie all’accumulo di dati scientifici sulla loro tossicità. Questi gruppi di pesticidi vengono gradualmente sostituiti con altri, identificati come “meno tossici” sulla base di dossier predisposti dall’industria (?) in risposta alle richieste dell’autorità regolatoria.

CI POSSIAMO FIDARE?????

La prevenzione dei rischi da IE, infatti, è un esempio paradigmatico del concetto di “sicurezza alimentare sostenibile”: la tutela della salubrità del cibo di oggi è determinante per la salute delle generazioni future. Se in Europa e negli altri paesi industrializzati l’uso dei pesticidi è regolamentato, ben diversa è la situazione in molti paesi in via di sviluppo dove le regole sono scarse o non applicate e si usano anche pesticidi vietati (come gli organo clorurati derivati del DDT).

Ci sono tre scenari principali di esposizione umana ai pesticidi:

  • Esposizione lavorativa, tipicamente per via inalatoria e cutanea.
  • Esposizione residenziale (aria, acqua, suolo)
  • Esposizione diretta a residui negli alimenti trattati (frutta ed ortaggi), cui si può aggiungere l’esposizione alimentare indiretta per la presenza di residui nei foraggi. Il cibo può essere contaminato da pesticidi utilizzati durante la produzione agricola, ma anche durante il trasporto o la conservazione: questi due aspetti sono particolarmente rilevanti per il consumo di alimenti vegetali “fuori stagione” e/o “a filiera lunga”, cioè importati da aree distanti.

Un dato allarmante è la crescente presenza (circa il 20%) di campioni con residui multipli di pesticidi diversi (addirittura anche più di 20). Gli alimenti per bambini, secondo le direttive comunitarie, fino a tre anni dovrebbero essere privi di residui di pesticidi, e dopo?… Ci possiamo avvelenare!

Gestire e ridurre i rischi per la salute derivati dagli IE richiede un forte legame fra incremento della conoscenza (ricerca ed innovazione) ed intervento, sia normativo sia sul territorio.

La presenza sul mercato di prodotti che possano mettere a repentaglio la salute non è più accettabile ove esistano soluzioni alternative.

Non aspettiamo che siano gli altri a difenderci  …

FACCIAMOLO NOI!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>