Cronaca — 27 agosto 2009

Il Trofeo podistico ‘Sant’Anastasia’ ha preso il volo, tre edizioni e tutte all’insegna del Kenya. Nel 2007 la vittoria di Philimon Metto Kipkering, nel 2008 Ezekiel Meli Kiprotich e quest’anno la stella nera Nelson Dokita Olempayie di casa dalle nostre parti. Soddisfatto oltre ogni misura il fondista mottese Antonio Recupero, creatore dell’evento in un territorio sordo all’atletica leggera, spalleggiato dal presidente del consiglio comunale di Motta Sant’Anastasia, lo sportivo Anastasio Carrà e il supporto tecnico di Basilio Gurgone dell’Atletica Scuola Lentini. Il tutto sotto il patrocinio del comune di Motta Sant’Anastasia, in primo luogo il sindaco Angelo Giuffrida, l’assessore allo Sport Vito Caruso.
Motta Sant’Anastasia, fin da Dionisio, il tiranno di Siracusa (432-367 a.C.), ricoprì un ruolo di notevole importanza strategica come roccaforte d’avvistamento e di difesa. Tale ruolo crebbe durante il periodo normanno con Ruggero d’Altavilla che vi edificò una torre per presidiare la Piana di Catania e proteggere i possedimenti normanni dalle incursioni saracene. Aggirandosi per le viuzze di Motta si può riscoprire ancora l’atmosfera di un tempo, molte abitazioni conservano la stessa struttura architettonica. Nella parte sottostante il Castello Normanno s’impatta con l’imponente mole basaltica sulla quale è stato edificato il torrione. Le mura dell’edificio svettano su per il cielo, l’intreccio delle stradine che attorniano la rupe confluisce nello spazio antistante il Castello, dal quale lo sguardo spazia verso la Piana di Catania a sud e l’Etna a nord.
Speaker essenziale Giuseppe Marcellino e starter il sindaco Angelo Giuffrida, presente il diciottenne velocista mottese Alessandro Carrà, la gara prende il via tra l’entusiasmo dei paesani che gremiscono Piazza Umberto I. Il circuito di km 1,100 da ripetere nove volte è duro parecchio, lo sottolinea lo stesso Recupero, nel paese o si sale o si scende. Gli atleti passano davanti al Neck di Motta (l’unico esempio in Italia), rupe isolata di lave colonnari che hanno un’età, secondo studi recenti, di circa 550.000 anni, potrebbe anche essere un diatrema (cratere di esplosione).
Come nei due anni passati (nono nel 2007 e quinto nel 2008) il tifo di tutta Motta è indirizzato all’enfant du pays Salvatore Nicosia. La storia del nostro atleta, nato a Motta S. Anastasia l’8 marzo 1963, è quella di un ragazzo del profondo Sud che a diciannove anni nel novembre del 1982 ha dovuto lasciare la sua terra, avara con i talenti, per trasferirsi ad Ostia con le Fiamme Gialle alla corte di Andrea Bartoli. Il 25 maggio di quella stagione aveva corso i 10.000 metri al Meeting di Firenze in 28’35’02, nuovo primato europeo juniores e nona prestazione italiana assoluta di tutti i tempi, a tutt’oggi la seconda nelle graduatorie nazionali di categoria. Nicosia vanta 13 presenze con la maglia azzurra negli anni 1982-89, campione italiano sui 10.000 nel 1985, vincitore nella Coppa del Mondo di maratona a Seul 1987 (2.12’13’). Una carriera infinita la sua, pensate nella maratona nel 1994 a Cesano Boscone ha vinto il titolo italiano assoluto in 2.16’22’ e nel 2009 a 46 anni quello della categoria M45, 2.27’22’ a Treviso il 29 marzo, nono al traguardo. Salvatore l’8 giugno 1980 a Reggio Emilia realizzò la miglior prestazione italiana allievi dei 3000 siepi con 9’12’9, ebbene il record è stato migliorato solo lo scorso 2 agosto da Andrea Sanguinetti (9’08’69), a 29 anni di distanza.
Una bella muta ai primi due passaggi (4’12’ e 7’56’ i tempi), il terzo è il più veloce e sono già tutti in fila: il trentenne Olempayie 11’09’, Kipkering 11’18’, da 15 anni in Italia e toscano d’adozione, il marocchino Hamad Bibi (Cus Palermo) 11’27’, il mazzarinese Luigi La Bella (Esercito) 11’33’, lo sciclitano Giovanni Fortino (Runner Team 99 Sbv Volpiano) 11’40’, il palermitano Francesco Duca (Violettaclub Lamezia Terme) 11’45’, l’altro marocchino Adil Lyazali (Valle dei Templi Agrigento) 11’50’, Salvatore Nicosia (Athletic Terni) 11’52’. Al quarto giro (15’05’) il peso piuma Bibi raggiunge Kipkering per la seconda posizione, al quinto (18’50’) è a ridosso di Olempayie. Nelle successive tre tornate il keniano e il marocchino fanno coppia in testa (22’36’, 26’17’ e 30’05’ i tempi). Olempayie con la casacca della Libertas Catania va via subito dopo nella rampa di via Vittorio Emanuele e vince in 33’26’ contro i 33’51’ di Bibi. Buon terzo il tenace Duca di Finale di Pollina in 34’00’ che precede la promessa Giovanni Fortino, seguito da Franco Ruscica e La Bella, frutto del vivaio di Francesco Giannone. Sesto Kipkering, settimo il 43enne Geri Interrante (Cinque Torri Trapani), primo amatore in 35’30’, ottavo Davide Ragusa, altro talento di Mazzarino. Grande festa per Salvatore Nicosia, tredicesimo in 36’30’.
In anteprima ha dato spettacolo la gara riservata alle donne e agli allievi sui cinque giri (km 5,500). Vittoria della catanese Sofia Biancarosa (Assindustria Sport Padova) che ha lasciato la compagnia di Claudia Finielli (Runner Team 99 Sbv Volpiano) all’ultimo giro, 21’17’ e 21’33’ i rispettivi tempi. Sofia è allenata da Tommaso Ticali e punta alla maratona, il tecnico di Claudia è Ruscica e l’atleta di Scicli era al suo rientro. Dopo l’allievo Antonio Crispi (Olimpia Biancavilla) in 22’10’, terza donna Giusy Chiolo di Mazzarino (Pro Sport 85 Valguarnera) 22’15’ davanti alla veterana Tatiana Betta (Atl. Pedara) 22’31’.
Nelle gare giovanili successi tra gli esordienti di Veronica Pino (Marathon Club Biancavilla) e Andrea Narzisi (Atl. Scuola Lentini); ragazze: Letizia Leonardi (Atl. Virtus Acireale); ragazzi Angelo Licciardello (Monti Rossi Nicolosi); cadette: Federica Pacetto (Atl. Lib. Scicli); cadetti: Michele Malvuccio (Olimpia Biancavilla). 


Nelle foto di Salvatore Torregrossa Salvatore Nicosia e la partenza della gara


 


 


A Motta Sant’Anastasia è sepolto il tedesco Luz Long, l’eroe di Berlino 1936 nel lungo


Sono terminati i Mondiali di Berlino all’insegna del galattico Usain Bolt e un collegamento con i Giochi Olimpici di Berlino 1936 è d’obbligo. Anche perché la premiazione del salto in lungo lo scorso 22 agosto è stata effettuata dagli eredi dei due eroi di 73 anni fa Jesse Owens e Luz Long, rispettivamente la nipote e il figlio.


Nel 1936 Hitler sperava che i Giochi dimostrassero la superiorità della razza ariana e lo statunitense nero Jesse Owens diede un duro colpo a questa folle teoria, trionfando con quattro medaglie d’oro: 100 e 200 metri, 4×100 (nelle stesse specialità dove ha vinto ora il giamaicano Usain Bolt) e salto in lungo. Proprio durante la gara di lungo Owens strinse un inaspettato legame di amicizia con il biondo atleta tedesco Luz Long che durante le qualificazioni gli dette il consiglio giusto per superare un momento di difficoltà. In finale Owens ebbe ragione del grande rivale, 8,06 contro 7,87, al termine di una lotta che infiammò i tedeschi.


Jesse Owens così descrisse questa gara: ‘Mi ricordo che nell’istante in cui toccai terra dopo il mio ultimo salto, quello che stabilì il primato olimpico di 8,06, Luz mi fu a fianco per congratularsi con me. Nonostante Adolf Hitler ci fulminasse con gli occhi dalla tribuna, Luz mi strinse fortemente la mano. Si potrebbero fondere tutte le medaglie e le coppe d’oro che ho e non servirebbero a placcare in oro a 24 carati l’amicizia che sentii per Luz Long in quel momento’.


Ci sono versioni discordanti sulla morte di Long, nato il 27 aprile 1913 a Lipsia, che durante la seconda guerra mondiale fu arruolato nella Luftwaffe. La prima è che sia morto durante la Battaglia di Cassino nel marzo 1944. Alcuni anni dopo una giornalista tedesca scoprì invece la tomba di Long in un cimitero di guerra in Sicilia, quello germanico di Motta Sant’Anastasia e che l’eroe di Berlino è morto nei pressi di San Pietro Clarenza il 14 luglio 1943.





Foto di Salvatore Torregrossa

Autore: Michelangelo Granata

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