Cronaca — 22 aprile 2009

‘Un minuto di silenzio per l’Abruzzo’. Così è cominciata la ‘1^ sei ore dei Templari’, e, con il ricordo della tragedia, anch’io do inizio a queste brevi note.


Grandi numeri a Banzi, paese di 1.200 anime della Basilicata, situato sul confine pugliese. I 154 partecipanti rappresentano il 12,83% degli abitanti, mentre i 40.000 di New York sono appena lo 0,36% dei suoi 11.000.000 di abitanti. Se, poi, si tiene conto che alla 1^ Edizione della Grande Mela i concorrenti furono circa 170, si può concludere che Banzi batte New York 2 a 0. C’è un altro piccolo particolare che consacra la superiorità del minuscolo paese della Lucania sulla metropoli americana: quegli individui che muovevano gambe e braccia, ad essa, stupita, apparvero come degli extraterrestri; a Banzi, invece, sono stati accolti con canti, suoni ed applausi, protetti dai guerrieri templari, benedetti da Papa Urbano II, allietati da belle castellane in costume.


Il paragone con New York non si esaurisce nei dati sportivi. Nessuno mette in dubbio la sua centralità attuale, ma nel XI e XII sec. lo scacchiere della politica mondiale erano Banzi e dintorni. Tanto era famosa un tempo, quanto dimenticata ai nostri giorni! La Lucania era ricca di boschi, acque ed aveva, sostanzialmente, conservato il sistema viario romano: l’Appia, la Traiana, la Popilea e l’Herculea. I Normanni, ‘la spada della Chiesa’, fecero fuori i Saraceni, i Bizantini con il loro ‘filioque’ e, prima cancellarono i sogni di supremazia del Longobardi, poi li annullarono definitivamente. Nel 1059, a Melfi, Papa Niccolò II tenne un Concilio Ecumenico; nell’agosto del 1089, Papa Urbano II soggiornò per due – tre settimane a Banzi, ed in settembre tenne un secondo Concilio a Melfi. Ufficialmente, nel 1095, da Clermont echeggiò per tutta l’Europa il grido: ‘Dio lo vuole’. In realtà, le Crociate erano state programmate da Urbano II a Melfi, dove dominavano i Normanni, senza i quali non si sarebbero potute concretizzare.


Un percorso di circa 2 Km, dolcemente ondulato, ha visto impegnati gli ultramaratoneti. Alla storica piazza della partenza-arrivo, addobbata come d’epoca, seguivano strade cittadine con dignitose abitazioni senza pretese. Superato l’abitato, si veniva catapultati in aperta campagna, ad aprire gli alveoli polmonari all’aria pura. Dai 568 m.s.l.m. di Banzi, lo sguardo spaziava su buona parte del tipico paesaggio lucano, fatto di piccoli centri adagiati su pianori sostenuti da colline verdeggianti, ed in fiore per la primavera ormai inoltrata. A dare un tocco di originalità, hanno contribuito le balle di paglia a separare le strade  a doppio senso, ed i fuochi d’artificio a segnare lo scoccare della sesta ora.


E’ stata Luco dei Marsi la prima sei ore a trattare da re gli ultramaratoneti, imitata da Curinga e da Banzi. Il loro comun denominatore è di considerare i partecipanti persone non numeri, e di stabilire un rapporto umano diretto. Sono manifestazioni in controtendenza? Sono le gare del futuro? Certo è che il mondo sta cambiando, e non sarà più quello di prima. La globalizzazione che tritura ed ingoia le piccole realtà locali, che effettua operazioni finanziarie d’azzardo con i soldi dei deboli, che preferisce la quantità alla qualità, che uniforma tutto uccidendo la bellezza, è in profonda crisi.


Anche l’universo delle corse cambierà? Banzi e le piccole maratone salveranno New York e le grandi maratone? Così come le piccole Fiat salveranno le mastodontiche Chrysler?

Autore: Michele Rizzitelli

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