slide TuttoCampania — 28 novembre 2016

giarritielloQuando nel lontano, ma non troppo, 2012 partecipai alla mia prima Napoli- Pompei, pur  essendo stato avvertito da chi l’aveva già fatta che si trattava di una gara particolare, con diverse sbavature organizzative derivanti dal fatto che, attraversando ben sette comuni – Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Pompei  –  non garantiva agli atleti di correre in un contesto tranquillo di traffico controllato, provandone sulla mia pelle i diversi aspetti negativi, tra tutti la mancanza di acqua ai rifornimenti del 15 e del 20 chilometri, pur chiudendola in un tempo che andava al di là delle mie più rosee aspettative, (l’obiettivo prefissato era di chiuderla in 2h e 45 minuti, invece la chiusi in 2h e 33 minuti), ripromisi a me stesso che non l’avrei fatta mai più.

Tuttavia non mi sorprendevo se tanti amici runner, a loro volta consapevoli delle sbavature incluse nella  gara, ogni anno la rifacevano per devozione alla Madonna: pur non essendo né cattolico praticante, né nutrendo un particolare credo religioso,ho sempre provato profondo rispetto verso chi coltiva una fede religiosa.

Per cui ritenevo le loro motivazioni più che plausibili per sottoporsi a tutte quelle difficoltà. Del resto non vi è pellegrinaggio che si rispetti che non presenti difficoltà, qualunque strada che conduce a Dio è irta di spine!

Anche papà era devoto alla Madonna di Pompei e per diversi anni, durante i mesi della supplica, insieme ai colleghi di lavoro, faceva il pellegrinaggio al santuario partendo da piazza Mercato dove era il negozio in cui lavorava. Altrettanto mamma era devota alla Madonna di Pompei.

Poiché mamma è mancata agli inizi di febbraio di questa’anno –  papà a maggio del 2011 dopo una lunga e sofferta malattia – essendomi a lungo allenato per la maratona di Salerno che si sarebbe dovuta svolgere lo scorso 13 novembre, mache poi è stata annullata, come è avvenuto precedentemente a febbraio per quella di Napoli a conferma delle tante defezioni che a livello regionale caratterizzano la federazione d’atletica campana, desideroso di fare una gara che fosse più lunga di una mezza maratona, ho ritenuto opportuno di partecipare alla Napoli – Pompei in memoria di papà e mamma anche perché questo sarà il primo Natale che farò orfano di entrambi.

Per lunghi tratti ho corso in compagnia di un mio compagno di squadra che, pur non avendo nelle gambe la distanza, anche lui aveva deciso di gareggiare spinto dalla motivazione spirituale, chiedendomi di accompagnarlo per i primi 20 km. Per circa 16/17 chilometri l’ho preceduto, cercando di tenere un’andatura che gli consentisse di correre senza affanni. Per i primi 10 non ha avuto problemi. Ma quando, giunti a Ercolano, ho sentito che iniziava ad affannare e vedevo che rallentava ulteriormente, a volte camminando veloce, costringendomi a fermarmi per aspettarlo o a tornare indietro per controllare come stesse, ho capito che di benzina non ne aveva più.

Non appena ci siamo immessi sullo stradone che da Torre del Greco conduce a Torre Annunziata, visto che a poche centinaia di metri da noi stava sopraggiungendo il gruppetto degli ultimi seguito dall’ambulanza, e soprattutto che le gambe mi facevano un male del diavolo per via dell’andatura blanda a cui stavamo viaggiando, gli ho detto che lo lasciavo in compagnia degli altri e che lo avrei atteso all’arrivo.

Da runner navigato qual è mi ha esortato ad andare, incitandomi. Così come tante volte è accaduto a me durante una gara di stimolare chi correva al mio fianco ad allungare perché io non ero in grado di tenere il suo passo e non volevo rallentarlo . La corsa contempla anche questo aspetto, la consapevolezza che quando non si ha la forza di procedere a un certo ritmo si deve avere l’umiltà e il coraggio di incitare chi, pur avendo benzina nelle gambe si frena per correre con noi, a precederci per dare un senso agli allenamenti cui s’è sottoposto per mesi al fine di fare una buona gara.

Nel momento in cui mi sono ritrovato da solo e ho iniziato a spingere, con mia grande sorpresa le gambe hanno iniziato a girare alla grande consentendomi di recuperare diverse posizioni e chiudere la gara in un tempo più che onorevole a una media finale di 6 minuti a chilometri. Confermandomi che quando si fanno gare lunghe, soprattutto se tratta di una maratona, non ci si deve preoccupare di andare lenti per i primi 20/30 chilometri tanto, se ci si è allenati bene, nel momento in cui si decide di aumentare il passo, le gambe vanno senza intoppi.

A livello organizzativo, anche questa edizione ha lasciato molto a desiderare e per una gara giunta alla sua 23° edizione,tanto da potersi ritenere un classico nel panorama sportivo campano, non è certo bello.

Tuttavia, visto che le motivazioni che spingono, e non tutti, quasi tutti coloro che decidono di correrla sono di natura spirituale, le tante sbavature logistiche che puntualmente  si ripetono ogni anno vanno in secondo piano. Quando corri la Napoli – Pompei l’unico pensiero che hai è quello di giungere al traguardo, volgere lo sguardo al Santuario e un intimo pensiero a chi non è più con te.

Per quanto concerne il mio compagno di squadra, alla fine l’ha chiusa anche lui seppure poco oltre il tempo massimo:  “anche strisciando, la chiuderò” mi aveva più volte risposto quando gli avevo palesato i miei dubbi sulla sua decisione di correrla.

Quando stavamo iniziando seriamente a preoccuparci perché non lo vedevamo arrivare, da dietro la curva che immette su piazzale Bartolo Longo è comparsa la sua figura caracollante e sorridente.

“Scusate il ritardo” ha detto salutandoci. Quindi s’è rivolto al Santuario, s’è inginocchiato e ha baciato l’asfalto. Poi ha ripreso a correre fino al traguardo.

Questa è la Napoli – Pompei!

Vincenzo Giarritiello

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