Atletica News slide — 05 giugno 2015

??????????????????????????????Le star annunciate del Golden Gala Pietro Mennea illuminano la serata allo Stadio Olimpico di Roma con cinque migliori prestazioni mondiali stagionali e due record del meeting. Pedro Paolo Pichardo nel triplo dà spettacolo con un 17,96 che mai nessuno aveva saltato in Italia. Battuto il primato del meeting di Jonathan Edwards, il 17,60 del 1998. Nei 100 metri Justin Gatlin infiamma il rettilineo con un 9.75 (+0.9), a un solo centesimo dal recente personale firmato a Doha, e toglie a Usain Bolt il primato del Golden Gala (9.76 nel 2012). Non è da meno Renaud Lavillenie: il francese fa tremare il 5,94 dell’antico record del meeting, di Bubka. L’olimpionico francese salta 5,91 e poi va all’assalto senza fortuna dei 6,01. Arrivano dal mezzofondo quattro delle cinque migliori prestazioni mondiali stagionali: nei 5.000 in cinque vanno al di sotto dei 13 minuti ma il migliore è Yomif Kejelcha, in 12:58.39, lo stesso tempo, al centesimo, che consegnò alla storia la volata romana del marocchino Aouita nel 1987. Negli 800 arriva la terza vittoria consecutiva dell’iridato Mohammed Aman all’Olimpico: il suo 1:43.56 è il miglior tempo dell’anno. Gli altri due world lead arrivano dalla keniana Hyvin Kiyeng Jepkemoi nei 3.000 siepi in 9:15.08 e da Jennifer Simpson nei 1500 in 3:59.31, mentre la quinta, unica dal settore consorsi, la regala Ruth Beitia: la spagnola supera Vlasic e Lickwiko (entrambe a 1,97, mentre Trost si ferma a 1,85) salendo a quota 2 metri nell’alto. Sul podio la protagonista è però Antonietta Di Martino, celebrata da Beitia e da Sara Simeoni e salutata dal pubblico in piedi. Nei 100 ostacoli vinti da Sharika Nelvis in 12.52 si infortuna la campionessa olimpica di Londra 2012, l’australiana Sally Pearson, che cade e riporta la frattura del polso e dovrà essere operata. In chiave azzurra da segnalare le seconde migliori prestazioni in carriera di Giordano Benedetti, 1:45.07 negli 800, e di Norbert Bonvecchio, 79,45 nel giavellotto. Nei 400 la campionessa europea Libania Grenot lima ancora lo stagionale sino a 51.72, con Yadisleidy Pedroso a 56.20 nei 400 ostacoli. Tra i giovanissimi brilla Marta Zenoni. La 16enne dell’Atletica Bergamo corre gli 800 degli under20 in 2:03.40 stabilendo il record italiano allieve che apparteneva in 2:04.65 da oltre venticinque anni a Fabia Trabaldo (Varazdin, 26 agosto 1989). Fra le gare master da registrare il record del mondo nella 4×100 maschile ottenuto dalla rappresentativa nazionale M50 composta da Giancarlo D’Oro, Alfonso De Feo, Roberto Barontini e Paolo Mazzocconi in 44.65. Triplo uomini – Pedro Pablo Pichardo ci ha creduto in quel secondo hop-step-jump in cui ha lambito la sua nuova frontiera, i 18 metri, planando nella sabbia dell’Olimpico a 17,96. Il nullo dopo il super-balzo, dopo un ottimo inizio misurato in 17,58, gli ha consigliato di serbare le energie per il gran finale del sesto turno. E’ invece uscito un altro nullo e lui, come tutti, pubblico e addetti ai lavori, si è accontentato di aver migliorato il record del Golden Gala (17,60 del primatista mondiale Jonathan Edwards nel 1998) e anche il record sul suolo italiano, detenuto dal bulgaro Khristo Markov dai Mondiali di Roma del 1987. Pichardo, quindi, ha già superato Edwards in qualcosa: la misura sulla pedana del Golden Gala. Il cubano è un’autentica molla che, ripetiamo, è stata capace di atterrare a 17,96, la tredicesima misura assoluta della storia con vento legale, anzi nel suo caso un po’ avverso (-0.4). Il vicecampione mondiale di Mosca 2013, arrivato a 18,06 e 18,08 in rapida successione nell’ultimo periodo, avrà modo di migliorare ancora. Assolo cubano per l’ideale podio: secondo è Copello con 17,15, terzo Revé con 16,89. Daniele Cavazzani (Atl. Studentesca CaRiRi) è ottavo con 16,22 (-0,1), davanti al recordman di Spagna Torrijos. 100 metri A uomini – Justin Gatlin è una saetta. Per il terzo successo consecutivo al Golden Gala, il quarto nella carriera, il campione olimpico di Atene 2004 ha mostrato ancora una volta di essere, al momento, l’unico sprinter al mondo in grado di mettere in pericolo il regno, ormai avviato alla conclusione dell’ottavo anno solare, di Superman-Bolt. Lo statunitense ha sciorinato tutte le sue qualità di meccanica di corsa. Avvio da grande partente qual è, l’assemblaggio dei punti cardine dell’azione compiuto in dieci metri e una accelerazione dirompente per scavare un solco tra sé e gli avversari. Sul lanciato, poi, chapeau. Nessuna dispersione, sempre centratissimo nell’azione. Il cronometro ha sentenziato 9.75, vento +0.9, a un centesimo dal personale firmato a Doha, in avvio di Diamond League. Stavolta Gatlin ha battuto Bolt a distanza, dopo averlo sconfitto due anni fa al Golden Gala, sottraendogli il record dello stadio, e mancando di un solo centesimo il primato sul suolo italiano, detenuto da Asafa Powell dal record mondiale di Rieti di 9.74. Dietro Gatlin, un’altra grande prova del francese Vicaut in 9.98, dopo il brillante 10.02 dei societari francesi di due settimane fa. Sotto i 10 netti, in 9.98, anche il regolarissimo Mike Rodgers. Nonno Collins è quinto in 10.07, un centesimo peggio del giamaicano Nesta Carter, quarto. Asta uomini – Anche per Renaud Lavillenie si è trattato del terzo successo a Roma, ma gli è mancata la ciliegina del record dello stadio, un’altra cifra in cui succedere allo zar Bubka (suo il record con 5,94, allora primato del mondo) dopo avergli tolto il record del mondo un anno fa con 6,16. Per il campione olimpico francese una serata in cui è andato a cacciadell’obiettivo, a 6,01, andando vicino al successo al primo assalto. Ha vinto la gara a 5,91, misura superata con netto margine, fallilta dal bravissimo brasiliano Thiago Braz da Silva, che ha portato il primato del Sud America a 5,86, l’ennesimo segno che Roma lascia solchi sempre importanti nella storia del salto con l’asta. Per Lavillenie un ingresso in gara a 5,71 con la macchia di un errore, un film già visto anche a Eugene, dove rischiò di brutto prima di volare. Ignorati i 5,81, e dopo un errore a 5,86, ha messo le cose a posto al primo dei tentativi a 5,91. Terzo il russo Gripich con 5,71, stessa misura del greco Filippidis, quarto. Claudio Michael Stecchi (Fiamme Gialle) non è entrato in classifica dopo autore tre errori alla prova d’ingresso a 5,41. Alto donne – Vince la meno giovane del lotto, stasera presente sulla pedana dell’Olimpico con tutte le migliori specialiste in circolazione, e cioè Ruth Beitia, spagnola due volte oro europeo nel 2012 e nel 2014. Più volte tentata dall’idea di ritirarsi, è sempre tornata facendo sul serio e l’ha dimostrato anche al Golden Gala, vincendo la prima gara “vera” della stagione mettendo a registro anche i due metri, mondiale stagionale all’aperto migliorato di tre centimetri. Alessia Trost, dopo l’avvio senza macchia a 1,80 e 1,85, ha sbagliato tre volte l’1,90 e ha chiuso nona. Sui 2,00 si sono date battaglia, assieme alla Beitia, l’applauditissima Vlašic (cinque successi al Golden Gala portati in dote per il ritorno a Roma) e la campionessa del mondo indoor dello scorso anno, la polacca Licwinko-Stepaniuk. La croata, però, si è regalata la perla di una prima prova senza sbavature, regale come un tempo, compreso il balletto festoso per la claque. Serata poco incline alla tradizione russa: Kuchina, Chicherova e Shkolina si sono fermate dopo l’1,94. 400 metri donne – Libania Grenot (Fiamme Gialle) progredisce cronometricamente fino a 51.72, ancora miglior prestazione italiana 2015, ma paga nel finale con l’ottavo posto un’azione poco incisiva nella seconda parte di gara. Buono l’avvio della campionessa europea di Zurigo, poi la serata di maggior vena delle avversarie l’ha relegata nelle retrovie della classifica, pur se chiudendo a soli quattro centesimi dal duo formato da Novlene Williams-Mille e dalla Day, due giamaicane di peso nelle gerarchie della distanza. Il successo all’olimpico è tornato così a una statunitense, Francena McCorory, oro mondiale indoor, in 50.36, davanti alla giamaicana McPherson (50.53) e all’altra americana Hastings (50.67). 1500 metri donne – Niente rivincita per Sifan Hassan, l’olandese campionessa d’Europa arrivata in extremis a Roma per rimediare alla sconfitta subìta a Eugene dopo quella di Doha. Ancora una volta la Hassan si è trovata di fronte la determinazione e la sagacia tattica della statunitense Jennifer Simpson, un’atleta capace di dare il meglio di sé nei finali, meglio se concitati, come ha dimostrato vincendo il titolo mondiale a Daegu e archiviando un’altra gemma sensazionale lo scorso anno nella finale di Diamond League. La miglior gara della stagione, sicuramente, con le prime tre scese sotto i quattro minuti: Simpson in 3:59.31, Hassan e l’etiope Seyaum, una junior, nell’immediata scia rispettivamente in 3:59.68 e 3:59.76. Quarta in 4:00.61, ma avrà modo di salire su podi importanti, l’altra agguerritissima specialista di pelle bianca che ha il nome di Laura Muir, scozzese con garretti da combattente. Dietro, è ecatombe di primati personali sotto i 4:05. 3000 siepi donne – La miglior gara di siepi femminili dell’anno, risolta nel consueto duello tra kenyane ed etiopi. Si è imposta col miglior tempo mondiale dell’anno la kenyana Hyvin Kiyeng in 9:15.08 in volata serrata con la connazionale Virginia Nyambura (9:15.75) davanti alla migliore delle etiopi, Hiwot Ayalew (9:16.87). Progressi per tutte e diversi record personali dietro le prime tre. Giavellotto uomini – ormai l’Europa è assediata e per difendersi dalle spallate delle “anomalie” geografiche della specialità (africani e caraibici in primis) deve ricorrere a tutto ciò di cui dispone per continuare a vincere. Nella miglior gara della stagione, è stato il ceco Vítezslav Veselý, oro a Mosca, a mettere in avvio di gara la vittoria in cassaforte con un mega-lancio di 88,14, tremando mezzora più tardi, quando il kenyano Julius Yego ha allungato il fresco record nazionale fino a 87,71, misura che fino a prima della “rivoluzione”, era un sogno proibito dalle parti dell’Equatore. Gara con esito finale sensazionale anche per il campione olimpico Walcott, che ne ha combinata un’altra delle sue con una spallata da 86,20, nuovo record nazionale di Trinidad & Tobago e, come detto, Europa sempre più alle strette. Seconda prestazione della carriera per l’azzurro Norbert Bonvecchio (Atletica Trento), ottavo col record stagionale italiano di 79,45 ottenuto al terzo lancio. 5000 metri uomini – Tradizione confermata, e con questa sono ben quindici le edizioni del Golden Gala in cui i 5000 metri toccano i vertici cronometrici dell’eccellenza assoluta: correrli in meno di tredici minuti. Lo fece per la prima volta all’Olimpico Said Aouita nel 1987, e coincise col primato del mondo, poi migliorato più volte. Stasera è toccato a un fenomeno baciato dalla grazia dello doti fisiche, quel Yomif Kejelcha che da due anni spopola e vince tutto ciò che c’è da vincere nelle categorie giovanili, approdato quest’anno tra gli juniores. Non pago del limite mondiale stagionale stabilito nella “world class” di Eugene, il 18enne etiope ha magistralmente gestito una gara condotta per mano sulle sue frequenze dai kenyani e dal turco acquisito Kaya. Per Kejelcha, grandi polmoni e gambe smisurate, un gioco da ragazzi controllare gli ultimi 250 metri senza particolari affanni e portarsi a un magnifico, guarda caso, 12:58.39, lo stesso tempo, al centesimo, che consegnò alla storia la volata del marocchino Aouita. Ovviamente è record mondiale stagionale, davanti a Paul Tanui (12:58.69, personale) e al recordman mondiale junior Gebrhiwet (anche lui 12:58.69). L’elenco dei sub-13 a Roma, già sterminato, si arricchisce delle firme ulteriori di Imane Merga (12:59.04) e Thomas Longosiwa (12:59.78). Per il turco Ali Kaya, sangue kenyano, record nazionale in 13:00.31, quinta prestazione europea all-time e primato europeo under 23 schiantato della bellezza di 10 secondi. Era da tempo immemorabile nelle mani del tedesco Kunze. 100 metri ostacoli donne – Gara dai contenuti tecnici formidabili, ma l’infortunio di Sally Pearson e il “did not finished” anche per Brianna Rollins, ovvero le regine di Londra e Mosca, hanno guastato la festa.

Per l’australiana una brutta caduta  sul settimo ostacolo, con conseguenze serie al polso sinistro (frattura e intervento chirurgico necessario). Per la Rollins, vicina di corsia, frequenze saltate sullo stesso ostacolo ma senza danni fisici. Fumata nera anche per la rivelazione della stagione Jasmin Stowers, incapace di superare il penultimo ostacolo e arrivata in fondo per onorare la presenza. A vincere la gara ad eliminazione è ancora una volta Sharika Nelvis, che prosegue il periodo d’oro migliorando ancora il personale in 12.52. Seconda in 12.59 Dawn Harper, vincitrice di specialità negli ultimi tre anni di Diamond League e olimpionica a Pechino, che sognava il quinto successo all’Olimpico. Sul podio romano anche Tiffany Porter (lei c’è sempre) in 12.69, un centesimo meglio della bielorussa Talay (personale eguagliato). Bellissima gara, resa amara dalle cadute e dall’infortunio della Pearson. 800 metri uomini  – Col talento e con i denti arriva la terza vittoria consecutiva di Mohammed Aman all’Olimpico, e per il campione mondiale di Mosca 2013 è un risultato da incorniciare: il suo 1:43.56 è il record mondiale stagionale, e arriva dopo l’ottima impressione suscitata a Eugene, pienamente confermata all’Olimpico, sua terra di conquista. All’uscita della curva conclusiva (passaggio ai 400 in 50.4) ha resistito alle leve talentuose di Nijel Amos, l’argento della grande finale olimpica di Londra, secondo in 1:43.80. Prima di scorrere gli altri in gara dietro il duo dei più forti, va rimarcato l’ottimo 1:45.07 di Giordano Benedetti (Fiamme Gialle), che all’Olimpico trova sempre il modo di farsi valere. Senza spazi in cui inserire le lunghe gambe, l’azzurro è stato bravo a recuperare tre posizioni negli ultimi metri chiudendo in 1:45.07, quarta prestazione europea dell’anno, miglior crono italiano 2015 e secondo tempo della carriera. Davanti a lui bagarre in spazi stretti per un finale bellissimo. Terzo in 1:43.92 il kenyano Kinyor, a due centesimi il polacco Kszczot, a otto l’altro kenyano Rotich. Davanti all’azzurro anche l’altro polacco Lewandowski (1.44.25) e il francese Bosse (1:44.42), ancora una volta uscito alla grande dall’ultima curva e poi ripreso dagli avversari. 200 metri uomini – la seconda vittoria di un velocista bianco sui 200 al Golden Gala arriva a 32 anni dall’ultima all’Olimpico dell’atleta che al meeting ha dato il nome, Pietro Mennea. L’impresa è firmata dal greco Likourgos-Stefanos Tsakonas, che in 20.09 centra la tredicesima prestazione europea all-time e, alla fine di un rettilineo efficace dopo una gran curva, regola le ambizioni di Christophe Lemaître, secondo in 20.28. Due sprinters bianchi in un 200 di Diamond League è fatto inedito. Terzo lo statunitense Harry Adams in 20.32. Eseosa Desalu (Fiamme Gialle) e Diego Marani (Fiamme Gialle) hanno chiuso ottavo e nono in 21.42 e 21.44. 200 metri donne – Senza la stella Shelly-Ann Fraser-Pryce, assente degli ultimi minuti dopo un fastidio muscolare avvertito in riscaldamento, il successo è andato a una degna concorrente della giamaicana, la campionessa in carica degli Stati Uniti Jeneba Tarmoh (22.77, vento -0.1), che è riuscita a “tenere” nonostante l’appesantimento dell’azione negli ultimi 25 metri. La Tarmoh, alla prima vittoria in Diamond League, ha preceduto il duo giamaicano composto da Kerron Stewart, vecchia conoscenza del pubblico romano, seconda in 22.88, e da Simone Facey (22.91). Con lo stesso tempo, quarta la bahamense Strachan. Gloria Hooper (Forestale) ha chiuso ottava in 23.71. 400 metri ostacoli uomini – l’Olimpico sorride ancora a Johnny Dutch, statunitense già vincitore due anni fa sulla pista romana in 48.31, e reduce dalla vittoria di Eugene in Diamond League. Stavolta fa ancora meglio del crono ottenuto in Oregon (48.20), fissando il cronometro a 48.13, a soli quattro centesimi dal record mondiale stagionale di Bershawn Jackson. La temperatura di fine pomeriggio ha aiutato tutti i protagonisti a esprimersi a un ottimo livello, compreso Leonardo Capotosti (Fiamme Gialle), che seppur nono e in prima corsia ha centrato record personale e miglior prestazione italiana dell’anno in 50.01. Classifica fitta di miglioramenti stagionali e anche di più: secondo è l’argento olimpico Michael Tinsley in 48.34, terzo il portoricano Javier Culson in 48.65, lo stesso tempo che Thomas Barr, irlandese, ha messo a registro per il nuovo record nazionale. Il campione d’Europa Kariem Hussein è tornato a esprimersi sotto i 49 secondi, sesto in 48.76. Ancora problemi tecnici per il campione mondiale Jehue Gordon. Dopo la caduta di Eugene, ha passato male l’ultimo ostacolo anche all’Olimpico e ha perso almeno due posizioni nel finale, chiudendo settimo. 400 metri ostacoli donne – Buon esordio della primatista italiana Yadisleidy Pedroso (Aeronautica), sesta in 56.20 con un discreto finale, nella gara vinta dalla statunitense con gli occhi cerulei Georganne Moline (54.47), a dieci centesimi dal record mondiale stagionale. Si è trattato della miglior gara della stagione sulla distanza, con altre due atlete sotto i 55 (Russell 54.83 e la campionessa d’Europa Child 54.84) e la quarta a cifra netta di 55.00 (l’altra americana Tate). 110 metri ostacoli uomini – Vince ancora al Golden Gala Sergey Shubenkov, campione d’Europa, in 13.23 (0.7) sudando le proverbiali sette camicie per respingere il francese Darien, cronometrato con lo stesso tempo. Evento insolito, i primi due classificati in una gara di Diamond League provenienti dall’Europa. Completa il podio della serata lo statunitense Porter (13.32). Hassane Fofana (Fiamme Oro) è ottavo in 13.80. Lungo donne – Bellissima competizione d’apertura del meeting, con le prime quattro nel fazzoletto di dieci centimetri. Vince una delle beniamine del pubblico, la russa Darya Klishina, che al secondo turno trova una brezza favorevole di due metri al secondo e atterra a 6,89, la sesta misura mondiale stagionale. Al terzo turno prendono le misure anche la britannica di origini anguillane Shara Proctor (6,85) e l’argento europeo Moguenara (6,80). Per la tedesca è la miglior misura della stagione, come per la connazionale Mihambo (6,79), che è di origini africane al pari della Moguenara. Buona la misura ottenuta da Tania Vicenzino (Esercito), settima con 6,57, a due centimetri dal personale stagionale e a otto dal record personale. Questa la serie dell’azzurra: 6,49 (0.7) – 6,27 (-1.7) – 6,57 (2.0) – 6,33 (0.4) – nullo – 6,29 (0.2). Disco donne – Il record del Golden Gala del disco femminile (68,90 della bulgara Khristova) ha resistito nonostante la presenza di Sandra Perkovic, campionessa olimpica, mondiale e europea e ancora imbattuta quest’anno. La croata ha sfiorato i 68 metri con un miglior lancio di 67,92. Sempre avanti alle avversarie fin dal primo turno (esordio in pedana con 66,21) ha tenuto a bada la campionessa del mondo di Berlino 2009 Dani Samuels (65,47) e la cubana meno accreditata delle due presenti, Yaimi Perez, terza con 65,30. La connazionale Caballero, che di recente ha lambito i 70 metri a L’Avana, ha reso sotto le aspettative con un 61,25 in apertura e due lanci nulli. Fuori dalle prime tre la folta rappresentativa tedesca: quarta la Fischer (64,11), settima Nadine Muller e ottava l’ex-iridata mondiale junior Ruh. Quinto posto per la francese Robert-Michon, argento mondiale a Mosca, con 63,09. Peso uomini – Il record del Golden Gala ha resistito alle bordate del due volte campione del mondo David Storl, che ha però ritrovato il successo dopo la sconfitta di Eugene. Per il tedesco una misura di 21,46 al terzo turno, seguita da 21,41 e da due nulli, nella rincorsa a una cifra superiore a quella che il tedesco democratico Timmermann ottenne all’Olimpico nel 1986, poi eguagliata dallo statunitense Cantwell nel 2010 (21,67). Ottima la prova del 25enne pesista USA Jordan Clarke. Il suo 21,28 gli aveva temporaneamente il comando della gara dopo due lanci. Una bella soddisfazione dopo le 18 ore di volo dagli USA via scali assortiti in Europa, un sacrificio compensato dalla gioia di gareggiare a Roma, come ostentato via social network appena atterrato. Il podio è completato dal ceco Stanek con 20,64. Solo quarto il campione mondiale indoor Ryan Whiting (20,60). Personal best per il polacco Szyszkowski (20,55), habitué delle pedane nelle ultimi dieci giorni. Daniele Secci (Fiamme Gialle) ha esordito con poca fortuna al Golden Gala, chiudendo con tre lanci nulli. 100 metri B uomini Ottima esibizione del giamaicano Julian Forte che ottiene in 10.07 la terza miglior prestazione della carriera, con vento contrario -0.3. Il terzetto vincente della serie B dei 100 maschile è completato da altri due velocisti di scuola caraibica, il compagno di allenamenti di Bolt Daniel Bailey (Antigua, 10.12) e lo sprinter delle Isole Caimane Kemar Hyman (10.19). Per tre dei quattro italiani in gara arriva il record stagionale: 10.36 per Massimiliano Ferraro (Enterprise Sport & Service), quarto, Delmas Obou (Fiamme Gialle, settimo in 10.44), e Michael Tumi (Fiamme Oro, ottavo in 10.53). Chiude la classifica Jacques Riparelli (Aeronautica), nono in 10.67. 1500 under 20 uomini Ancora belle cose d’azzurro tra i ragazzi, dopo l’impresa di Marta Zenoni. E’ nei 1500 maschili juniores che mostra ancora una volta il suo talento Yemaneberhan Crippa (Fiamme oro Padova), primo in 3:44.28, a meno di un secondo dal record personale. L’azzurro, sesto ai mondiali allievi 2013 di Donetsk, ha preceduto di quasi due secondi Danilo Gritti (3:46.12). Terzo Lorenzo Pilati in 3:46.55. Marta Zenoni record italiano allievi 2:03.40 L’Olimpico abbraccia il formidabile talento di Marta Zenoni. La 16enne dell’Atletica Bergamo ha stabilito un altro record in questa stagione formidabile, migliorando nella gara degli 800 femminili juniores, in un eccezionale 2:03.40, il limite di categoria che apparteneva in 2:04.65 da oltre venticinque anni a Fabia Trabaldo, stabilito a Varazdin 26 agosto 1989. La bergamasca ha preceduto Eleonora Vandi (2:06.83) e Chiara Ferdani (2:07.70). La prestazione della Zenoni si colloca in vetta alla liste mondiali 2015 della categoria allievi e al sesto posto in quelle juniores, oltre a migliorare il precedente limite stagionale italiano, già suo. Le gare Master al Golden Gala Pietro Mennea Festa per il record del mondo nella 4×100 maschile ottenuto dalla rappresentativa nazionale M50 composta da Giancarlo D’Oro, Alfonso De Feo, Roberto Barontini e Paolo Mazzocconi. Il quartetto ha chiuso in 44.65, migliorando il precedente limite mondiale della squadra nazionale USA (44.77) vecchio di sei anni. Secondo il quartetto dell’Atletica Biotekna Marcon (Lago, Conti, Salvador, Facchin) in 46.06. Terzo posto per l’ASD Liberatletica Roma in 46.14, con quartetto composto da Scarponi, Donnarumma, Leoni e Valles Caruana. Nella 4×100 Master donne prima Trieste Atletica (Prenz, Dodi, Grasso, Capitanio) in 54.76 sull’Assi Giglio Rosso Firenze (55.28 con Lacava, Aldovrandi, Lanzini e Reale) e sull’ASD Liberatletica (56.91 con Zambusi, Zanoboni, Lo Fazio e Diretti). Nei 200 metri donne della categoria Master 40-50 si impone Maria Ruggeri in 26.20 (vento 0.1) su Cristina Sanulli (26.50) e Lucilla Fiori (26.90). Sulla stessa distanza, categoria M55-65, vittoria di Gianna Lanzini in 28.74 (vento -0.4), che ha preceduto Vittoriana Gariboldi (29.37) e Silvia Maria Vagnone Giacosa (30.27). 200 uomini M40-50: primo Mauro Graziano in 23.17 (vento -0.1) su Alberto Cipriani (23.32) e Alfonso De Feo (23.51). Nalle categoria M55-65 vince Adel Salama in 25.71 (vento 0.2) su Zaccaria Facchini (25.74) e Ettore Ruggeri (26.19). Mezzofondo Master: 800 donne a Emanuela Baggiolini (2:14.95) su Alessandra Testa (2:19.85) e Paola Tiselli (2:25.78). Sugli 800 maschili vittoria di Giuseppe Poli in 2:00.16 a precedere Alessandro Bianchi (2:00.76) e Stefano Avigo (2:03.17)

Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera
Foto di GIANCARLO COLOMBO/FIDAL

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