Atletica News slide — 07 marzo 2014

Fassinotti e Dal MolinMarco Fassinotti e Paolo Dal Molin. In comune, il Piemonte, e la scelta di vivere l’atletica dall’estero. Uno (l’altista Fassinotti) in Gran Bretagna, l’altro (l’ostacolista Dal Molin) in Germania. “Ma non è che per fare atletica ad alto livello si debba per forza fare così – dice Fassinotti – con me ha funzionato, con altri non è detto sia la stessa cosa”. “Io volevo stare vicino a mia madre – racconta Dal Molin – che ora vive in Germania, e lì ho trovato anche le condizioni per allenarmi ed esprimermi al meglio”. Per entrambi gli azzurri, una vigilia (quella dei Mondiali indoor di Sopot – ma forse sarebbe meglio dire Danzica) sotto la luce dei riflettori. Punte riconosciute di una squadra nazionale dimagrita dai “passo” (quelli dichiarati da vari big fin dallo scorso anno) e dagli infortuni (un elenco sommario e tutt’altro che esaustivo: Chesani, Borsi, Trost, Greco, Donato…). “Mi sento meglio di Goteborg – continua Dal Molin, che in Svezia, dodici mesi fa, si prese argento europeo e record nazionale – e credo di essere anche cresciuto sul piano tecnico, nonostante sia partito tardi nella preparazione. No, niente infortuni; la verità è che non riuscivo a trovare casa a Saarbrucken, ho avuto problemi, come si dice, di accommodation. Poi ho risolto, e con il mio nuovo allenatore, lo statunitense Todd Henson (che allena in Germania, e lo segue insieme ad Antonio De Santis, ndr) abbiamo cercato di costruire la stagione gareggiando e lavorando in allenamento. Le gambe girano, e anche la botta rimediata alla caviglia, agli Assoluti, è ormai acqua passata”.

Marco Fassinotti ascolta, e poi analizza la sua, di stagione, quella che lo ha portato sul tetto d’Italia, a 2,34, dove non era mai salito nessuno: “Penso di essere anche un pizzico avanti rispetto a quanto programmato ad inizio anno. Il mio obiettivo era di portare la media delle gare a 2,28, direi che siamo oltre, dalle parti del 2,30. Un bel progresso, anche se qui a Sopot, in realtà, io vengo soprattutto per testarmi: è la mia prima manifestazione di questo livello”.

Il suo mondo si è capovolto negli ultimi dodici mesi: da Torino a Birmingham, in un gruppo internazionale guidato dal coach Fuzz Ahmed, che lo ha condotto fino al record nazionale: “Quando sbaglio, mi dice che dentro di me convivono due persone: un buon saltatore, e Marco. Certe volte Marco ha il sopravvento, e mi fa sbagliare. E quando si sbaglia, lui diventa una belva…In cosa sono migliorato? In tante cose, alcune piccole, altre determinanti: da un punto di vista fisico ci siamo concentrati sulla muscolatura addominale, migliorando la postura, mentre sul piano tecnico, abbiamo lavorato molto sulla rincorsa. Ora l’azione è più fluida, gli 8 passi che seguono il pre-avvio hanno un’ampiezza diversa, anche se talvolta sbaglio ancora, allungandomi, andando, come si dice, mi viene solo in inglese, in overstride…”.

Dal Molin guarda alla gara. Sabato si va in pista: “Io dico Trammell, per la sua esperienza, anche se i francesi ed il russo Shubenkov vanno fortissimo. Il mio obiettivo è l’accesso alla finale, anche se so bene che non sarà facile ottenerlo. No, non credo ci voglia il record italiano, sarebbe la prima volta. Credo basti un 7.65, normalmente è così”. Fassinotti compone il suo, di pronostico: “Ukhov e Barshim sono su un altro pianeta, sarebbe divertente vederli da vicino in finale (misura di qualificazione fissata a 2,31, tappe di progressione cruciali a 2,24 e 2,28, ndr). Il russo può fare il record del mondo, e per me la sua gran stagione nasce in risposta all’exploit di Bondarenko lo scorso anno. Poi, nel gruppo, ci sono anche io. Ma l’esperienza, qui a Sopot, sarà determinante. Guardate il caso dello statunitense Kynard: è da tre anni a quei livelli, io da appena tre settimane…”.

ufficio stampa fidal

foto – Colombo/FIDAL

 

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