Cronaca — 18 febbraio 2011

Bravo Francè e grazie ancora di tutto!!! Francesco Capecci è un atleta facilmente riconoscibile dal suo copricapo particolare, dal baffo e dall’andatura un po’ caracollante ma sempre fiera ;lo incontri tutte le domeniche in qualche maratona in giro per l’Italia.  La sua simpatia,i suoi modi gentili e la particolare parlata picena lo rendono  uno dei personaggi più originali del panorama podistico nostrano. Questo signore riesce ad organizzare un evento podistico che attira  tanti atleti e camminatori da svariate parti d’Italia;lo fa con passione,dedizione e cura avendo a disposizione  un budget non proprio ricco anzi, direi proprio ridotto all’osso. Non avendo l’aiuto di grandissimi sponsors e la collaborazione di un’organizzazione mastodontica, lavora alacremente tutto l’anno affinchè la sua ‘creatura’ possa  vedere la luce ogni anno, verso la metà di febbraio, sulla Riviera delle Palme. Sto parlando della manifestazione che ha in se due anime : la maratona e la 50km sulla sabbia di San Benedetto del Tronto. L’avevo scoperta per caso l’anno scorso e vi avevo preso parte più per curiosità che per altro; quest’anno,invece, son tornato di proposito e volentieri perché in questo arco temporale ne ho fatto mio lo spirito ed ho avuto modo di conoscere meglio Francesco. Sapevo di non sbagliare e così è stato. Leggendo qua e la su qualche blogs è spuntato pure qualche giudizio negativo sulla manifestazione, opinioni rispettabilissime ma che non condivido assolutamente se non forse per l’assenza dei bagni chimici lungo il percorso ma Francesco, da persona seria ed intelligente,saprà fare sua questa critica e trasformarla in suggerimento prezioso migliorando così la qualità dell’evento. Quando leggo :’Ho pagato trenta euro e poi non c’erano le docce,il ristoro a fine gara era scarso,il ritiro dei pettorali era in un posto stretto,ho dovuto pagare sette euro per il pasta party sicuramente una manifestazione da non fare più’,resto dispiaciuto perché secondo me queste persone pur rispettandone,ripeto, l’opinione hanno girato poco. Allora, è meglio pagare quaranta ,cinquanta euro e poi arrivare al traguardo sentendosi dire ,dopo un acquazzone allucinante,:’Vai avanti,vai avanti,muoviti che arrivano gli altri ‘ . Avere il deposito borse lontano due chilometri e poi magari trovare il bagaglio semiaperto o rotto perchè buttato li alla rinfusa e per concludere trovare solo pochi biscotti come ristoro finale!!! NO,MI SPIACE,NON CI STO!!! IO VOGLIO oltrepassare la finish line e trovare  Francesco, l’organizzatore,che m’abbraccia ed è più felice di me. VOGLIO trovare il borsone integro dove l’ho lasciato. VOGLIO  arrivare al sabato a ritirare il pettorale e trovare il Capecci che m’accoglie ringraziandomi,con le lacrime agli occhi, solo per il fatto di essere li, felice d’avermi a casa sua dopo che m’aveva iscritto senza fax ,senza alcun bonifico e dandogli la conferma solo il giorno prima della mia presenza. VOGLIO andare a ritirare il premio del decimo arrivato della 50km e sentirmi dire:’Ciro,questa è una taglia L,troppo grande per te,aspetta un attimo che provvedo subito a cambiarti il premio. VOGLIO trovare nel pacco gara una maglietta tecnica ed uno scalda collo che all’occorrenza diventa anche copricapo (un grazie va anche allo sponsor tecnico Jocker).VOGLIO pagare sette euro per il pasta party e stare in compagnia di un’allegra brigada che si diverte come se fosse  una famiglia invece di avere un misero piatto di pasta, magari scotta, come purtroppo accade spesso. Se poi alla fine non c’è la doccia, ‘chissenefrega’ ,attraverso la strada vado in albergo e la faccio li,dove ho pagato trentacinque euro per una camera singola e non cinquanta,sessanta o settanta come è accaduto in altre città e dove non ho neanche avuto questa possibilità nonostante fossero convenzionati. Questi sono i motivi per i quali,impegni lavorativi permettendo,tornerò sempre a San Benedetto del Tronto. Come faccio sempre sono arrivato sabato pomeriggio nella ridente località balneare marchigiana però dal mattino ho dentro di me una strana sensazione,come se mi mancasse qualcosa o qualcuno,non lo so,non me lo so spiegare. Strano non mi succede mai,mi dicevo E’ il primo pomeriggio,m’incammino verso l’albergo dove riposerò un po’;dopo qualche ora ed una passeggiata a piedi nudi sulla spiaggia vado a ritirare il pettorale,quattro chiacchiere col responsabile dello sponsor tecnico e poi una camminata in centro,un modo come un altro per far trascorrere il tempo e visitare la città. Al mio ritorno ormai le luci del giorno stanno sfumando nelle tonalità più calde del tramonto che a loro volta mutano dopo un po’ in quelle più fredde della sera, da li a poco solo una volta di un colore blu scurissimo avvolgerà tutti noi ed allora sarà notte. Incontro l’amico Filippo ed insieme ci rechiamo al ristorante per il pasta party  dove ad attenderci c’è una miriade d’amici che,come sempre,è un piacere rivedere. Ci siamo quasi tutti e c’è aria di festa. Qualcosa però sempre mi manca,quella strana sensazione del mattino è sempre lì,la sua presenza sarà mia compagna indesiderata per l’intera serata ma cerco di non darle importanza. In giro c’è Denise che saluta tutti e, con la sua macchina fotografica,come un’ape di fiore in fiore salta, da un tavolo all’altro ci punzecchia con i suoi scatti. Con piacere rivedo anche Maurizio Crispi che era tanto tempo che non incontravo e col quale mi metto a parlare dei miei progetti per l’anno che si è spalancato davanti a noi. Sono le venti e l’allegra brigada si sposta dall’altra parte per la cena;la festa ha  inizio. Ho modo di conoscere nuove persone,ognuno a modo suo attore protagonista del film della sua passione sportiva e con tante storie diverse da raccontare. Tutti però con la stessa gioia da condividere LA CORSA. Nonostante l’aria di festa,dopo cena, torno subito in albergo sperando che dopo una bella dormita avrei smesso quel velo di tristezza che m’ammantava. E’ domenica mattina,è presto ed il cielo plumbeo ci guarda dall’alto minaccioso quanto mai,in strada già tanti atleti colorano la città ancora un po’ sonnecchiante. Mi reco alla partenza della gara,manca ancora mezz’ora e allora vado a sedermi in riva al mare,l’aria è serena e prelude ad una bella giornata. Pieno d’energia e carico ritorno in gruppo dove c’è ancora tempo per parlare e scherzare un po’ con gli amici come al solito. Mancano cinque minuti,ci portiamo sotto il gonfiabile dello start, la musica dagli altoparlanti esce alta ,attraversa i nostri timpani e si perde nell’atmosfera. Ormai ci siamo VIA !!! Il serpentone inizia a muoversi, sull’arenile prende vita la corsa. La sabbia più soffice e meno compatta rispetto all’anno scorso,quando l’intero litorale fu vittima di mareggiate e cattivo tempo,sembra come rapire i nostri passi . Si notano fin dai primi chilometri i diversi tipi di atleti che popolano la gara : c’è chi è li per fare la corsa e lottare per la vittoria ponendosi subito alla testa del gruppone ; c’è chi provvisto di camel back  sta provando l’assetto per la cento chilometri del Sahara che si terrà tra poco; c’è chi come me è li per effettuare un buon allenamento e c’è infine  chi è presente per fare una semplice e salutare passeggiata. Una delle cose belle di questa corsa è che essendo un circuito da ripetersi più volte hai la possibilità d’incrociarti con gli altri atleti,all’inizio tutti felici e sorridenti poi man mano che passano i chilometri quella felicità degrada fino ad assumere connotati di fatica con contorni sempre più marcati di sofferenza pura. Le mie gambe vanno benissimo,giro con tempi costanti ed il mio incedere è tranquillo,mi diverto a giocare col mare,lo sfido,lo irrido. Lui cerca di bagnarmi ed io lo schivo allora per vendicarsi di questo mio affronto,come un bimbo capriccioso che vuole sempre averla vinta, cancella le tracce del mio passaggio rendendo invisibile la mia presenza. Si va avanti, batto il cinque con tanti amici,alcuni sono in netta difficoltà e li incito,altri mi guardano con aria stravolta facendomi solo un cenno col capo. tanti mi ringraziano tutti però stringono i denti e vanno avanti indomiti.  Sono talmente contento di come stia andando la mia corsa che proprio mi sembra di vivere in un’altra dimensione,catapultato  li quasi per caso e solo per dar man forte a tutti. Verso la metà o poco più del tragitto doppio l’amica Angela,nel passarla mi urla:’Mi hai fatto piangere quando ho letto il tuo articolo sulla maratona di Napoliiiii’,resto un attimo stupefatto,piacevolmente colpito,mi volto,la guardo e cambio la direzione della mia corsa .La raggiungo,l’abbraccio,la ringrazio del bel complimento che mi ha fatto e le chiedo di fare qualche chilometro insieme. Lei da grande atleta qual è mi urla,quasi rimbrottandomi, d’andare,consapevole della differenza di passo che c’è tra noi. Mi allontano riprendendo il mio ritmo però devo essere sincero quell’attestato di stima mi ha colto piacevolmente di sorpresa. Stavolta sono stato io ad essere emozionato. Vado avanti leggero ed in beata solitudine,la mente viaggia libera ed i pensieri fondendosi con la risacca del mare si perdono all’orizzonte e sempre più lontani da me,un leggero venticello freddo che spira da sud m’accarezza,m’inebria e risveglia i sensi. I miei occhi ad un certo punto vengono rapiti dall’immagine due uccellini  che sono li per i fatti loro sulla spiaggia. Uno mi vede arrivare e si sposta un po’,l’altro mi viene incontro e mi segue  come se volesse dirmi qualcosa,noto qualcosa di particolare sulla testa di quel simpatico pennuto,è una leggerissima imperfezione che lo rende però molto originale. All’improvviso però vola via e se ne va in compagnia dell’altro portandosi via quella sensazione di solitudine che avvertivo e che mi opprimeva. Ormai manca un giro e mezzo alla fine, dal traguardo ormai disto dodici chilometri, ho ancora da correre meno di un’ora bene. Mancano cinquecento metri,il  gonfiabile e’ ben visibile,tiro fuori il mio bandierone dell’Inter e sventolandolo lo oltrepasso mettendo la parola fine alla mia corsa. Una gentile signora mi consegna la medaglia e poi il solito show ad uso e consumo dei fotografi e per il mio divertimento. Ecco che ancora una volta rivedo quei due uccellini e la scena di prima si ripete come se fossi andato indietro col nastro pigiando il tasto del rewind. Il volatile col neo mi viene incontro e mi segue fino a dove ho lasciato il borsone poi, come se volesse salutarmi resta immobile,mi guarda e dopo qualche attimo prende a volteggiare nel cielo e vola  verso chissà quali lidi e quali avventure. Quell’istantanea mi resterà nitida  nella mente ed il verso di quel simpatico animaletto,come le parole dolci che solo una mamma o una donna innamorata sanno proferire, riecheggerà come una soave melodia nelle mie orecchie fino al ritorno a casa.

Autore: Ciro Di Palma

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