Cronaca — 25 luglio 2011

Sarebbe troppo facile e riduttivo,dopo questa corsa, dire:’ Ci sono più aspetti negativi che positivi, la prossima volta non ci vado ‘. Io,invece,lavoro permettendo, l’anno venturo sarò ancora  presente alla partenza. Qualcuno potrebbe esclamare: ‘Ma sei impazzito? ‘. No,non ho perso il lume della ragione improvvisamente, ho la consapevolezza che si possa far meglio e la certezza che così sarà. Ho avuto il piacere di conoscere Samuel, l’organizzatore, una brava persona,un runner come noi;ho visto la sua volontà,la sua grande passione nel preparare la manifestazione e quindi a me basta ciò per avvalorare la mia tesi. Sono convinto,infatti, che con i giusti accorgimenti e qualche modifica questa gara possa migliorare fino a diventare, in un prossimo futuro, una tappa fissa nel panorama podistico nostrano.La bellezza di questa kermesse sta nella sua location,la collina di Montalbano,nei pressi di Prato,dalla quale si può godere di un bel panorama che con lo scorrere lento delle ore varia nei colori diventando sempre diverso e sempre più magico. Vedere Firenze da lontano mentre il sole tramonta con le prime luci della sera che iniziano ad ammantarla è veramente particolare e diventa bellissima quando un cielo stellato l’avvolge per intera. Tutto ebbe inizio qualche mese fa quando mi arrivò un messaggio molto semplice:’Organizzo un’ecomaratona,vieni ? Ti divertirai ‘  Samuel Bellin. ‘.Gli risposi che, non potendogli garantire la certezza nell’immediato,ci saremmo sentiti a luglio. Intanto,sulla mia scrivania saltuariamente faceva capolino il volantino che avevo preso non mi ricordo in quale gara. Passato un pò di tempo però, mi ero quasi dimenticato di questa manifestazione,fin quando ancora un altro sms:’Che fai vieni? Samuel. ‘. Non ci penso due volte e la risposta che gli do è affermativa,chiedendo solo la cortesia che qualcuno mi attenda in stazione a Prato vista la distanza dalla località della partenza. ‘Non ti preoccupare Ciro,verrà un ragazzo a prendere te ed altri amici che arriveranno in treno’. Una volta giunto in Toscana, dopo un viaggio avventuroso ed in ritardo grazie a Trenitalia,trovo ad aspettarmi Vito (supermaratoneta da oltre  seicento gare tra 41,125km e ultra nel suo curriculum),Francoise (anche lui buon runner) e poi il ‘ragazzo’ al secolo Fedele Lepore (un podista che si sta facendo nel senso che ha tanta voglia di correre e che  sta preparandosi a nuove sfide).Ci rechiamo in località Il Pinone,zona di partenza della gara. Il ritiro del pettorale e del pacco gara è veloce,c’è tanto spazio e ci si muove bene.Man mano che passa il tempo arrivano alla spicciolata tanti atleti,alcuni già miei amici e che rivedo sempre volentieri,altri che ho il piacere di conoscere al momento. Manca ancora qualche ora al via,inganniamo il tempo mangiando un pò di biscotti,chiacchierando e scattando foto;l’allegria e la spensieratezza riempiono l’aria e tutto scorre tranquillamente. Finalmente le 17.25.Samuel,illustrandoci il percorso e le sue particolarità,ci mette in guardia su alcuni dettagli relativi all’organizzazione post gara. Ore 17.30,via. Primo mezzo giro ad andatura tranquilla fino ad  arrivare su al ristoro che allo stesso tempo sarà anche il traguardo della corsa,da li in poi seguiranno altri otto giri completi. Un circuito pieno di incognite e mai noioso. Ogni passaggio ha saputo regalarci delle emozioni sempre diverse perché,in continuazione, dei particolari nuovi venivano scoperti e catturati nell’attimo in cui passavi,veramente bello. Anche il clima mutava poco a poco, andando incontro alla sera la temperatura calava e nei punti scoperti c’era veramente freddo. Fantastici giochi d’ombre,grazie al sole in fase calante,erano riflessi a terra,insomma ogni volta uno scenario diverso e suggestivo da vivere intensamente in quel momento. Il percorso fatto di sterrato,pietre,rocce,strade strette,rami che sbucavano all’improvviso,radici di piante e di alberi che ci tendevano degli agguati,salite discese non è mai stato monotono anche perché sempre alta doveva essere la concentrazione per non farsi male. Ogni conclusione di giro (5 km) era una festa,un buon ristoro,ricco di pasta,salumi,marmellata,liquidi vari,frutta e tanto ancora,permetteva di fare il pieno di energia per affrontare un altro periplo. Il mio incedere era abbastanza costante,intorno ai trentuno minuti al giro,fin quando però non è calato il buio,da li in poi le cose son cambiate. Nonostante la luce frontale e la torcia non ero sicuro di me,avevo paura di farmi male e così ho deciso che l’ultimo giro e mezzo l’avrei camminato. Ho perso diverse posizioni ma era solo un allenamento e non valeva la pena infortunarsi. Così la parte finale l’ho ‘passeggiata’ insieme a Paolo,Massimiliano e Cristina,in questo modo dopo cinque ore e ventisei minuti ho tagliato il traguardo. L’arrivo,come sempre col bandierone dell’Inter,ha visto Samuel venirmi incontro e mettermi al collo una bella medaglia di legno. Quella, che nella vulgata  si assegna a quelli che restano ai piedi del podio,qui,ha un altro sapore e cioè quello della vittoria,si,proprio della vittoria perché i soldi che abbiamo pagato per l’iscrizione, al netto delle spese, verranno dati in beneficenza alla lega italiana fibrosi cistica e poi cosa c’è di più simpatico ed ecologico di una bella medaglia di legno? Il ristoro finale è stato abbondante e squisito. Ho finito le mie fatiche verso le ventitré ma son rimasto li al rifugio fino alle due di notte. In tutto questo tempo ho avuto modo di vedere tanti atleti arrivare e ringraziare l’organizzatore, tutti stanchi ma contenti e questo mi ha fatto molto piacere. Abbiamo anche festeggiato le trecentoventi maratone di Massimiliano aprendo delle bottiglie di spumante da lui portate (si vede che le avevano in offerta al supermercato ahahahahah). Tutto molto simpatico. Quando, verso l’una e mezza, anche l’ultimo dei partecipanti è arrivato e tutto è stato messo in ordine,Samuel mi ha riaccompagnato in stazione. Un gesto che ho apprezzato tantissimo dopo una giornata molto lunga e faticosa anche per lui. Nel periodo che ho aspettato dopo il mio arrivo, non  ho sentito voci critiche levarsi,però alcuni rilievi bisogna che si facciano,perché proprio qui alla fine secondo me ci sono delle cose da cambiare. La mancanza delle docce,il tragitto impervio ed infido da fare per ritornare al parcheggio delle macchine,sono degli aspetti da migliorare. Secondo me invertendo il punto di partenza con quello d’arrivo si arriverebbe alla soluzione. Un’altra cosa che a me non è piaciuta è stata,andare incontro alla notte,verso il buio. Su un percorso del genere, pieno d’insidie e pericoloso,è molto facile cadere e farsi del male com’è successo a qualcuno; non vale la pena rovinare un bel pomeriggio in questo modo. Il mio consiglio è di partire in mattinata,il percorso è abbastanza coperto e quindi problemi di sole e caldo non dovrebbero presentarsi in modo eclatante. Una cosa utile potrebbe essere anche l’aggiunta di un ristoro,magari di soli liquidi,quando si passa,con l’attuale conformazione del percorso,dalla partenza. Concludo ringraziando l’organizzatore,ed i suoi aiutanti ( i genitori e la moglie) che tanto si sono prodigati per regalarci una bella manifestazione. Come inizio non c’è male,miglioriamola e saremo sempre di più ai nastri di partenza nei prossimi anni. FORZA  E CORAGGIO.

Autore: Cirinho Di Palma

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Peluso

  • CIRINHO DI PALMA Reggio Event’s

    ERRATA CORRRIGE:

    Nell’articolo ho scritto due inesattezze,la prima scrivendo Françoise al posto di Françoios (chiedo scusa all’amico francese se gli ho cambiato sesso) e la seconda scrivendo 41,125 invece che 42,195 che è la distanza classica della maratona. Vogliate scusarmi.

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