Cronaca — 10 aprile 2011




Prima d’iniziare a leggere questo articolo gradirei che gli amici podisti non mi giudicassero male. Mi spiacerebbe pensassero che io sia un esaltato che pensi solo al risultato legato al tempo o un atleta che non conosca quale sia lo spirito della partecipazione a certi eventi che, per noi amatori, è legato più al sano divertimento ed allo stare bene. Sono conscio del significato della parola sport però per sollazzarmi ancora di più e per dare un po’ di brio al mio modo d’essere,ogni anno,mi propongo dei traguardi da raggiungere,a volte anche molto sfidanti però,non impossibili da agguantare e lavoro anche duramente affinché possa farli miei. Il primo obiettivo di quest’anno era correre la 100km di Seregno in meno di otto ore,dopo che l’anno scorso avevo fatto fermare il display a otto ore e sette minuti. Bersaglio difficile da cogliere e per farlo dovevo essere al 100% fisicamente,avere un po’ di fortuna e correre. Poi se ci fossi riuscito avrei raccontato di belle sensazioni,mi sarei esaltato,avrei ‘inondato’ di parole i siti podistici ed il mio blog, se,poi com’è successo,ho fallito lo faccio lo stesso ma in toni molto critici con me stesso. Prima di scrivere questa cronaca ho aspettato qualche giorno,l’ho fatto per metabolizzare quella che per me,cronometro alla mano e facendo parlare i soli freddi numeri, è stata una sonora ed umiliante sconfitta La 100km di Seregno. In questi tre mesi di preparazione ho sempre narrato di maratone e di ultra corse in scioltezza,senza problemi e con sensazioni positive,perché tale erano gli stati d’animo,le risposte del fisico e della testa. Adesso non è così,dopo la gara in Brianza,raccolgo i cocci di una scialba prestazione,li metto insieme e ne faccio tesoro per il futuro. C’è il detto:’Chi vince festeggia ed esulta e chi perde spiega’,potrei farlo mio per giustificare ciò che ho fatto o, meglio,quello che non sono riuscito a fare ma io, sono o bianco o nero ,nel raggiungere l’obiettivo, o vinco o perdo. Grigio non lo sarò mai,perciò parlo di cocente sconfitta senza attenuanti. Nel mio animo e nella mia testa ,poi,ho analizzato i particolari e scoperto le cause ma questi non saranno mai degli alibi,assolutamente! Tanti amici podisti invece,nei giorni che hanno succeduto la corsa, mi hanno fatto capire che a volte bisogna prendere atto che esistono delle tonalità intermedie tra i colori,ci sono le sfumature così come nelle gare ci possono essere delle cause che vanno al di la della volontà dell’atleta e ne possono condizionare la prestazione.Sono stati fantastici nel dirmi che il mio 8h34’53’ sia stato un buon risultato perché comunque figlio di enormi sofferenze in gara e alla vigilia. Volendo scherzare un pò posso dire che con un buon avvocato ,con queste attenuanti e la buona condotta potrei anche essere assolto, ma non mi basta. Onestamente sento più mia la frase :’Quello che non t’ uccide,ti fortifica’,nel senso che nonostante i vari problemi che ho avuto e quando sarebbe stato più facile ritirarmi,non l’ho fatto,ho lottato,ho resistito,non ho mollato ed ho tirato avanti e questo mi servirà per il futuro in gare ancora più lunghe e massacranti. Fatto questo lungo preambolo,inizio a raccontare la gara partendo dal sabato quando partito da Reggio Emilia con gli amici Gabriele ed Andrea abbiamo raggiunto Seregno nel tardo pomeriggio. Siamo andati a ritirare i pettorali ed i pacchi gara incontrando e fermandoci a chiacchierare con i tanti atleti che arrivavano un pò alla spicciolata da tutte le regioni d’Italia. Nel frattempo il parco della Porada si preparava alla festa del giorno dopo,si metteva il suo vestito più bello come si faceva una volta e vedeva il lavoro di molti addetti che faticavano alacremente per fare in modo ,come poi è successo,che tutto si svolgesse in modo perfetto e tranquillo all’indomani mattina. Il pomeriggio lucente, trascorre lento e sereno. In serata insieme a Marco andiamo a vedere il derby che avrà un esito per me nefasto. La mattina arriva quasi subito,la solita colazione pre-gara fatta di te,fette biscottate miele ed integratori ed ecco Willy che mi passa a prendere. Fuori è ancora buio, le luci dei lampioni ci fanno ancora compagnia,la notte però sta ormai passando la mano all’alba. Arriviamo in zona partenza corsa e ci rechiamo nel palazzetto per il rito della vestizione, noto come sempre che ognuno di noi ha i suoi gesti scaramantici,i suoi tic pre-gara,tutti siamo alla ricerca della migliore concentrazione. Mancano dieci minuti al via, mi reco alla start line. Son quasi davanti e come sempre si scherza su tutto e specialmente sull’Inter dato che ormai sono il bersaglio di tutti gli amici del circo podistico correndo con una canottiera che ha nella parte posteriore una bandiera dello squadrone nerazzurro campione del mondo. Ore sette. Parte l’avventura,la mattina è fresca,si sta bene,si corre in tranquillità e scioltezza. Dopo qualche chilometro però avverto un qualcosa di strano,mi dico:’Non è possibile, non posso andare al bagno già adesso’ ed invece si ,queste soste diventeranno mie compagne di viaggio lungo tutto l’arco della gara. Per ben dieci volte di cui solo otto nei primi cinquanta chilometri di corsa. Questo,insieme al caldo che poi avvolgerà la giornata ammantandola in un’afa opprimente,faranno si che io mi disidrati molto velocemente. Sapendo ciò, cerco di correre ai ripari prevenendo questa situazione e corro con una bottiglietta d’acqua,bevendo spesso non aspettando i ristori ogni cinque chilometri. Nonostante questo handicap la mia corsa è fluida,lungo il percorso scherzo con l’Ilaria che non fa altro che prendermi in giro, Enrico,il grande Vedilei,mi fa i complimenti perché mi vede correre bene. Chiacchiero con Marco che mi segue in scooter e col quale scambio delle impressioni sulla gara. Tutto sembra andar bene, passiamo i vari centri abitati qualche salita ,dei falsipiani e giungiamo al parco di Monza,polmone verde della zona. Il morale è a mille l’andatura è costante,tutto è perfetto. Da lontano vedo una ragazza che dalla sagoma e dal modo di correre mi sembra di conoscere,dopo qualche chilometro l’aggancio e le chiedo se l’anno scorso avesse partecipato alla Spartathlon,cosa che mi confermerà,ci scambiamo dei complimenti sempre in inglese perché è straniera e dopo un po’ la stacco perché abbiamo un passo diverso. Ritorniamo verso Seregno, il primo giro è concluso ed io mi regalo un’altra bella sosta al bagno chimico. Ormai mancano solo cinquanta chilometri,però il sole è già bello alto e fa capire bene quali siano le sue intenzioni per la giornata,ci vuole massacrare,prendendosi la rivincita rispetto all’anno scorso quando non si fece proprio vedere e ci regalò una giornata perfetta per correre. Mieterà molte vittime,basti pensare che nel 2010 nelle prime dieci ore di corsa arrivarono al traguardo circa settantuno atleti,quest’anno quarantotto.Verso il sessantesimo chilometro raggiungo Claudio che ha qualche difficoltà,se ne vedono i segni sul suo volto ma il guerriero di Brugherio non molla. Una signora con la sua auto invade la nostra corsia non tenendo conto dell’alt intimatole dai volontari,solo la mia prontezza di riflessi mi salva dall’essere investito,a questo punto urlando mi permetto di mandarle qualche piccolo accidente. Dopo qualche chilometro inizio a calare di qualche secondo ma la cosa che più mi fa pensare è che la corsa non è più fluida come vorrei,all’improvviso inizio ad avere dei problemi,le gambe si appesantiscono,rallento un pò,ho dei conati di vomito,mi sto rendendo conto che la manifestazione sta prendendo una direzione che non voglio. Sono sempre lucido, rallento volutamente molto in modo da far passare la crisi. In questo momento capisco che la prestazione cronometrica è andata,ho tanta rabbia in corpo che corro piangendo ripensando a tutte le ore d’allenamento fatte per preparare questa 100km. Marco, che mi segue,resta un pò più lontano, rispetta questo mio momento di difficoltà. Cerco di camuffare le lacrime con l’acqua che copiosamente mi verso in testa,spaccherei il mondo! Ad un certo punto faccio avvicinare il mio fido amico e gli dico quello che sto provando in quei drammatici momenti continuando a frignare sulla sua spalla. Come un papà col figlioletto,cerca d’incoraggiarmi,di tirarmi su,mi consiglia di camminare un po’,così farò. Nel frattempo più di qualche atleta mi passa e m’incita. Arriva, col suo passo cadenzato, Corrado,rallenta fa qualche metro con me,gli faccio i complimenti perché è alla sua prima gara del genere,sono molto felice per lui perché lo vedo molto bene. Gli ricordo di rimanere tranquillo che la gara inizia dall’ottantesimo in poi..Ad un certo punto mi raggiunge Andrea,mi dice:’Dai Ciro,andiamo,accodati che facciamo qualche chilometro insieme’. Corriamo per qualche migliaio di metri o poco più spalla a spalla,mi sembro rinato. Il mio compagno di viaggio mi chiede di lasciarlo solo perché ho un altro ritmo rispetto a lui che inizia ad avere dei problemi,lo incito,lo aspetto,gli urlo di non mollare. Con un cenno della mano m’indica d’andare,non ho il coraggio di lasciarlo solo,non è giusto,se lo facessi non sarei io. Lui insiste. Chiamo a me Marco e gli dico di fare assistenza a lui lasciando stare me che ormai avevo recuperato. Niente da fare il romagnolo vuole rimanere da solo Rispetterò il suo volere. Adesso sto bene,urlo:’ Li vado a prendere tutti !’.Nella mia mente adesso solo grida di battaglia,mi carico e riparto lancia in resta come un cavaliere medioevale. Inizio la mia rimonta in quattro chilometri. Facendo fuoco e fiamme e ritornando a correre di nuovo sotto i 4’30’al chilometro un bel numero di atleti vedrò scorrere dietro di me. Tranne l’Ilaria e l’atleta straniera con la quale avevo parlato prima saranno tutti raggiunti. Di nuovo il parco di Monza col suo fresco ma,dura poco,rispetto al giro precedente,il cambiamento di percorso di quest’anno ci fa quasi uscire subito da quest’oasi .I chilometri passano,il mio ritmo si riabbassa perché decido di far andare le gambe senza forzare. Corro,bevo e canto ripassiamo dal centro di Seregno che se al primo giro vedeva poca gente,adesso è praticamente vuoto,una cattedrale nel deserto,è spettrale. Arrivo al novantesimo chilometro circa,all’ingresso del parco ,vedo da lontano una persona che mi saluta e mi chiama. E’ Carmine,un mio contatto di facebook che si materializza. Come m’aveva detto in settimana è lì ad aspettarmi e come promesso vuole fare alcuni chilometri con me,dopo che in mattinata aveva già corso una mezza maratona pure abbastanza dura. M’affianca ed iniziamo a chiacchierare,corriamo ,scattiamo foto insieme,ormai non è più una corsa contro il tempo ma una gita tra amici anche se devo dire la verità stiamo andando con un discreto passo. Affrontiamo la parte nuova del percorso uscendo dal parco,dopo qualche chilometro siamo di nuovo dentro tra l’indifferenza della gente che a dir la verità guarda pure un po’ infastidita perché chiedo di lasciare la strada libera agli atleti;invece di essere incoraggiato non ricevo altro che occhiatacce e qualche cattiva parola. Questa sarà la scia al mio passaggio. Pochi applaudono ed incitano ma sono molto pochi. A tre,quattrocento metri dal traguardo,Carmine mi lascia come d’accordo per andare incontro ad altri atleti. Verso di me corre Andrea,l’amico reggiano,che purtroppo si è ritirato dopo quasi due terzi di gara,mi urla,m’incita,mi fa i complimenti perché ha saputo dei miei problemi durante la corsa.Lo ringrazio esprimendogli però tutta la mia delusione. Srotolo il mio bandierone del Brasile e corro verso il traguardo tra le persone che sono li che applaudono e sono divertite dal fuori programma che sempre mi piace offrire agli spettatori per regalargli un sorriso. Taglio il traguardo in 8h34’53’,un passo di samba come sempre e dico :”Il leone è ferito ma non è morto” ! Corro verso Marco e l’abbraccio,faccio lo stesso con Carmine e poi mi concedo ai fotografi per le foto di rito. Con molto piacere al traguardo c’è la Letizia,moglie di Marco, Mauro ed Alessia con la loro piccola figlia Aurora e nonostante la spossatezza mi fermo a parlare molto volentieri con loro per un bel po’ di tempo. Controllo le classifiche e noto che anche quest’anno se non ci fosse stato un errore nel mio tesseramento alla Fidal avrei vinto la mia categoria migliorando il secondo posto dello scorso anno,annullato dallo stesso inconveniente. Vabbè ,fa niente,solo due coppe in meno. M’incammino verso la doccia incontro Ivan e gli faccio i complimenti per la sua prestazione. Scherzosamente mi fa una battuta sul derby della sera prima,io gli sorrido dicendogli:’Ivan,da te non me l’aspettavo’,forse,scherzosamente
il grande Cudin m’avrà fatto pagare le fotografie col bandierone dell’Inter che all’arrivo della Spartathlon gli feci fare. Ahahahah. Dopo la doccia,un breve ristoro e poi in macchina verso Reggio Emilia. Iniziano ad arrivare molte telefonate ed sms,sono attestati di stima che ricevo da parte di tante persone,ciò mi consolerà ma non lenirà il dolore delle mie ferite. Voglio fare i complimenti a tutti gli atleti che hanno partecipato alle manifestazioni podistiche che erano programmate in questa giornata a Seregno.Voglio ringraziare chi mi ha seguito lungo tutto il percorso, chi ha corso gli ultimi dieci chilometri con me,chi è venuto da casa solo per essere lì al traguardo per incitarmi. Un bravo agli organizzatori, ai volontari agli incroci e quelli ai ristori. Vorrei dare,infine, una medaglia d’oro agli amici Gabriele ed Andrea che in macchina sia all’andata che al ritorno m’hanno sopportato.

Autore: Ciro Di Palma

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