Cronaca — 25 febbraio 2011

 Verona è una città elegante, bella ed avvolta da un’atmosfera magica; merita per questo una grande maratona. Nell’ultimo decennio a costo di tanti ed enormi sacrifici, che l’hanno premiata con un numero sempre maggiore d’iscritti, è diventata una delle manifestazioni podistiche più partecipate dell’italica penisola. E’ stata capace di ritagliarsi uno spazio tutto suo riuscendo a ridurre di un bel pò la distanza che la divideva dalla storica Padova e dall’emergente Treviso, se poi consideriamo che nella regione Veneto è presente anche Venezia allora si possono ben capire i miracoli che sono stati fatti. In questi anni di crisi,mentre le altre rallentavano e segnavano un pò il passo,Verona, prepotentemente ma con la grazia che le appartiene è sbocciata in tutto il suo splendore. Tutto ciò non vuol dire che la decima maratona di Verona da poco andata in archivio sia stata scevra da imperfezioni, anzi. Quest’anno erano due le differenze sostanziali rispetto alla passata edizione. Il cambio di percorso e la partenza differita tra le due gare principali della kermesse. Sulla carta e nell’intento degli organizzatori dovevano essere due migliorie apportate,alla luce dei fatti si è potuto constatare,almeno nel secondo caso, che la  realtà è stata ben altra. Il cambio di percorso non mi ha entusiasmato tantissimo ma essendo questa una valutazione prettamente personale la si può condividere oppure no ed è comunque sempre opinabile. A molti atleti ciò è piaciuto,quindi posso anche dire che questa metamorfosi sia stata positiva. Il particolare che però ha scontentato tutti e per questo reputo ‘negativissimo’ è stato far confluire su di un unico percorso le manifestazioni verso il trentesimo chilometro della maratona dopo una partenza sfasata E’ stato il caos totale. Non credo che questa decisione sia stata presa con leggerezza ma non mi spiego il perché non siano stati più attenti a valutarne le conseguenze e credetemi non parlo così perché sono stato rallentato nel mio incedere,questo è un particolare che non m’appartiene. Adesso attirerò gli strali di qualcuno, finire una maratona in 2h59’59’ o finirla in 3h 00′ 01′ non è importante,quello che m’interessa è l’incolumità e la tranquillità di tutti. Top runners,buoni maratoneti,tapascioni, camminatori ed atleti diversamente abili ( non in ordine d’importanza ma solo di velocità),tutti devono avere la possibilità ed il diritto di correre in sicurezza e con i propri tempi,ognuno vivendo la manifestazione come vuole e cullando il proprio sogno. Questo sogno però non si deve  trasformare in incubo. E’ stato come far correre all’autodromo di Monza ,nell’ambito della stessa gara,bolidi di formula 1,macchine sportive e utilitarie facendogli fare il pit stop non ai box ma in pista. ASSURDO. Spero che per l’anno prossimo riescano a trovare una soluzione migliore,oppure facciano un passo indietro ed adottino la quella della passata edizione,secondo me la migliore, vista la particolarità del percorso nella parte finale. La mia gara e’ iniziata sabato,quando un regolamento assurdo mi ha obbligato a ritirare il giorno prima il pettorale, altrimenti se lo avessi voluto a casa oltre ai cinquanta euro dell’iscrizione ne chiedevano altri venti  per il corriere (mi sono iscritto l’ultimo giorno utile) ASSURDO. Non si può prevedere per chi arriva da fuori regione il ritiro la domenica mattina? Oppure chi viene a Verona deve rimanervi per forza due giorni??? Da poco si son spente le luci della notte e col nascere dell’alba arrivo  nella città scaligera,piazza Bra già pullula d’atleti e brulica di visitatori. Il rumore del calpestio della strada da parte di tante scarpette è melodia per noi amanti della corsa. Il palazzo della Gran Guardia,sede dell’expò, respira d’intensa passione e vive pienamente della corsa. Tantissimi amici sono li al caldo ad aspettare lo start. Verso le otto e cinquanta mi reco alla partenza dove le ‘gabbie’ sono ben divise e tutto funziona bene. Ore nove Pronti via. Un cielo grigio ci guarda minaccioso dall’alto ma la temperatura è ottima per correre. Complice la scelta felice di partire da corso Porta Nuova tutto si svolge molto tranquillamente, senza spintoni e calci. Fin dai primi metri mi trovo a correre col mio amico Corrado,decidiamo di fare un po’ di chilometri insieme finchè le forze non ci separeranno. Un vero piacere,riusciamo a goderci la corsa chiacchierando tranquillamente,capaci  perfino d’emozionarci quando parliamo di certi ricordi e di alcune sensazioni. Ci fermiamo a tutti i ristori poi ad un certo punto mi dice di andare perché è giusto che sia così. Lo lascio a malincuore ‘combattere la sua battaglia’. Intanto la strada mi porta verso la periferia,gli incroci sempre presidiati dai militari e dai volontari ed una domenica ecologica sigillano il percorso.in modo perfetto. Qualche spettatore applaude,molti  invece restano indifferenti. Arrivo su una parte del percorso dove incrocio atleti che sono più avanti,molti di loro soffrono e sono in difficoltà, un venticello freddo contrario gli fa compagnia. Arrivo alla mezza maratona e vedo che ho un tempo di 1h32’06’, ridendo con me stesso mi dico:’Ma si,Cirinho vatti a prendere queste tre ore in maratona tranquillamente’ Abbasso il mio tempo di circa diciotto,venti secondi al chilometro ed inizio la rimonta. Costeggio l’Adige contenuto da enormi muraglioni che gli fanno la guardia dall’alluvione del 1882 e che preservano la città da altre piene,la temperatura un pò più bassa rispetto alla partenza punge un pò. In modo sciolto e nel totale controllo del mio passo dopo qualche chilometro raggiungo Diego,uno dei ‘palloncini’delle tre ore,gli chiedo se fosse in orario o se avesse qualche problema dato che gli altri due pacers erano molto più avanti. Guardando il mio cronometro mi accorgo però che è in perfetto orario e lui,con un sorriso amaro, mi da la conferma di ciò. Ci mettiamo a scambiare delle battute e comunque continua ad essere preciso con la sua tabella di marcia mentre gli altri due stanno portando allo sbaraglio,annientandoli, un bel numero di atleti,peccato. Diego si dispiace e perchè stanno vanificando  il suo ottimo lavoro e per la sorte di quei temerari che seguendo la chimera di essere in vantaggio sul tempo scordano che poi la possano pagare cara. Ci divertiamo molto ed io mi riposo un po’. Incrociamo sua moglie ed i suoi figli che ci scattano delle foto, mi sembra di partecipare veramente ad una festa. Ormai siamo in città e l’allegria svanisce come in un incubo tantissimi podisti occupano la sede stradale con un passo molto più lento del nostro,vola anche qualche parola di troppo purtroppo è tutto uno zig zagare,un urtarsi ed un mandarsi a quel paese. La tensione in alcuni casi è palpabile. Diego mi dice di andare perché ho un passo più veloce della media che dovrebbe avere,lo saluto e vado per la mia strada in questi ultimi chilometri che mi separano dal traguardo. Molti turisti guardano incuriositi il nostro passaggio,qualcuno batte le mani,altri c’incitano e tanti mostrano non curanza. Se non fosse per il nervosismo di alcuni atleti ci potremmo veramente godere il passaggio in questo salotto bello dell’Italia che è la città che fu governata dalla famiglia Scala per più di un secolo e che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. Da lontano l’Arena rapisce il mio sguardo,dopo un attimo vedo il mio amico Andrea,gli urlo qualcosa, mi passa il bandierone dell’Inter,un tappeto verde mi accoglie all’interno dell’anfiteatro romano situato in pieno centro,uscito dal quale, a duecento metri, ecco il traguardo. In 2 ore 58′ metto fine al mio buon allenamento,aspetto Diego e lo abbraccio. Ha portato a compimento il suo compito in modo egregio e gli vanno i miei complimenti. Ci scattiamo altre foto e prendiamo il sacchetto del ristoro finale,un po’ scarsino a dir la verità,l’anno scorso il rifocillamento di fine gara fu  a dir poco pantagruelico. Ritiro il borsone in modo veloce ed ordinato e vado al  pasta party all’interno del palazzo dove ha sede l’expò,questa si una miglioria rispetto alla scorsa edizione,quando si mangiò all’aperto. Per concludere dico che bisogna rivedere la trovata geniale della doppia partenza con ingorgo finale,migliorare il ristoro di fine gara e poi dar la possibilità di ritirare il pettorale la domenica mattina. Dai Verona ce la puoi fare perché meriti una grande maratona.

Autore: Ciro Di Palma

Share

About Author

Peluso

  • Francesco Bassano,Aurora Battipaglia.

    Caro Ciro,sono daccordo con te.
    Il percorso era troppo isolato,solo quando ci siamo incrociati con la mezza si e’visto un po’di gente.Quella della mezza e’stato un errore clamoroso,nel momento clou della gara superare 2000 persone non e’ stato semplice anche perche’le strade erano molto strette.
    Mi e’piaciuta piu’Napoli.

  • franco anichini

    l’idea di far confluire le due gare, di persè, non è nuova essendo stata adottata da altre manifestazioni all’estero, ma poi è stata prontamente abbandonata. Il primo motivo è quello denunciato da quasi tutti i corridori di Verona: l’intasamento in fase di arrivo. Il secondo motivo, che nessuno ha notato, è di carattere regolamentare. Infatti questa modalità di gara, rende teoricamente possibile, se qualcuno ci pensa, di predisporre delle lepri che abbiano il campito di tirare gli ULTIMI chilometri di qualche maratoneta. La cosa è completamente vietata, e quindi la modalità adottata a Verona è proibita. Non è successo niente, da questo punto di vista, ma in altri casi è capitato. Ad esempio in occasione di un primato de mondo sui 25km dai Haile Gebreselassie, che non è stato omologato.

  • Ciro Di Palma, Reggo Event’s

    Grazie per aver commentato il mio articolo

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>