Cronaca — 04 novembre 2007

Di fronte all’isola di Procida, tra il promontorio del castello di Baia, la punta del Poggio ed il lago Miseno, Bacoli è un approdo sicuro per chi è appassionato di mare, pesca e storia.


La Bacoli attuale è frutto dello sviluppo urbanistico avvenuto nella seconda metà del Novecento ma sotto le acque limpide della baia mille sono le testimonianze del passato romano ville ricche di marmi e mosaici, porticati e templi. La zona conobbe, poi, la decadenza e l’abbandono (infatti il nome deriverebbe da Vacua e, cioè, terra incolta), finchè nel Seicento una colonia di ebrei provenienti da Posillipo ridiede vita al borgo che basò la propria economia sulla pesca, il vino, le cave di tufo e pozzolana.


E’ questo splendido scenario che ha accolto stamani i 650 atleti presenti al via della 10ª edizione della mezza maratona di Bacoli.


Ogni gara ha un suo percorso, ogni percorso è una nuova avventura, ogni avventura si può rappresentare come una medaglia che entra a far parte a pieno titolo della valigia dell’esperienza podistica, ma anche di vita, di ciascuno degli atleti che partecipano, di volta in volta, alle varie manifestazioni.


Oggi, 4 novembre, anche Bacoli ha donato a tutti i runners una medaglia.


Vi è un lato luminoso e luccicante, grazie al meraviglioso sole che ci ha regalato ancora una giornata estiva, a tratti abbagliante il lago ed il mare a contendersi il riflesso più intenso, così come l’odore nelle narici tipico dei porticcioli che rievoca atmosfere serene e ad ognuno un ricordo caro. La gara parte in pianura costeggiando prima gli stabilimenti balneari e, poi, il perimetro del lago Miseno, i primi 5 km, dunque, si snodano facendo compiere agli atleti un giro del paese per successivamente condurli verso la strada per Baia ed è proprio questo il primo tratto impegnativo a causa della scalata del castello, sede del museo archeologico dei Campi Flegrei, che domina l’intero golfo di Pozzuoli. Oltrepassata questa eccelsa testimonianza di storia si può tirare un sospiro di sollievo grazie alla discesa che arriva fino al bivio del Fusaro ove comincia il secondo tratto di salita al termine del quale il percorso diventa pianeggiante. Tra il 12° ed il 13° km si ha il giro di boa che riporta indietro verso Baia e si percorre un lungo rettilineo in mezzo ad un meraviglioso canneto altissimo alla cui fine vi è un strappo di salita, breve ma intenso, che impegna abbastanza spezzando il ritmo. L’ultima fatica, a causa del tappeto naturale che si inclina nuovamente e non poco, si ha tra il 19° ed il 20° km complici anche i sampietrini nonché le stradine di paese per niente agevoli e con diverse curve. L’ultimo km è, in parte, in leggera discesa così che si possa arrivare al traguardo riprendendo fiato ma non più di tanto, del resto nelle gambe ci sono ben 20 km. Un percorso, pertanto, davvero duro ed impegnativo ma altrettanto bello e vissuto che ha visto vincitore Kiprotich Tanui Isaak (Atletica Vomano Bruni Pubblici) giunto al traguardo in 1h 05´ 30´´, immediatamente seguito da Kiptum Tabut Edward (Atletica Gransasso) che ha chiuso in 1h 05´ 32´´ e da D’Ambrosio Domenico (G.S. Carabinieri Bologna) che è arrivato terzo in 1h 08´ 12´´. La gara femminile ha visto, invece, vincitrice Ferragina Consuelo (La Corsa) che ha concluso il percorso in 1h 29´ 03´´ la quale ha preceduto Alfano Carmela (Libertas Antoniana Runners Club), giunta in 1h 31´ 45´´, ed Oliva Filippa (Napoli Nord Marathon) arrivata in 1h 32´ 30´´.


Questo, dunque, un lato ma ogni medaglia ha il suo rovescio e, senza nulla togliere a quanto di bello è stato osservato e sottolineato, non può essere tralasciata l’organizzazione tallone di Achille di questa mezza. Purtroppo moltissimi atleti hanno avuto non poche difficoltà perché posti nella necessità di dribblare le autovetture che transitavano, le quali oltretutto si lamentavano del disagio che la gara podistica stava recando loro! Con le mie orecchie e con i miei occhi ho assistito a non poche scene davvero vergognose di automobilisti che inveivano contro le Autorità preposte all’ordine lamentandosi di non essere stati avvertiti, causandogli ritardi ad appuntamenti (di domenica mattina), ed addirittura letteralmente ‘mandando a quel paese’ gli atleti di passaggio. Di recente sono state meritatamente lodate diverse gare campane ponendo tra i loro punti di forza il perfetto transennamento del percorso ma, infondo, questo non dovrebbe essere un, anzi, il presupposto di base, quasi scontato, da cui partire per allestire tutto il resto al meglio?


Rifornimenti e, ancor di più, ristoro a fine gara non meritano affatto discorso diverso.


Una medaglia, quindi, dal sapore agro-dolce è entrata, oggi, a far parte della mia valigia nonché di quella degli atleti partecipanti ci auguriamo tutti che questa, nel complesso, bellissima gara possa migliore sempre di più ed offrire, oltre ad un grande spettacolo ed una grande tradizione, una grande organizzazione.


Un abbraccio a tutti i cuori podisti.


Autore: Viviana Passaretti

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