Cronaca HOME PAGE — 19 marzo 2012

Al parco San Giuliano di Mestre, sabato 9 marzo, ha visto la luce la prima edizione di Venice Ultramarathon Festival, una kermesse che comprendeva ben quattro manifestazioni: 6 ore, 12 ore, 24 ore e 100km.
Uno sforzo organizzativo durato diversi mesi che ci ha regalato una bellissima due giorni di gare da vivere ognuno alla propria maniera, ognuno col proprio obiettivo da raggiungere e ognuno col proprio modo di vivere la corsa. Il lavoro, quello svolto dagli organizzatori Zambon e Vedilei, ha dato i suoi frutti e premiato la loro passione per l’ultramaratona.
All’interno dell’ “isola verde”, in mezzo alla laguna veneta, un percorso di gara non tanto facile ma neanche proibitivo, costeggiava lo specchio d’acqua Mestrino per un lungo tratto e presentava una leggera salita nella seconda parte. Una pendenza che all’inizio si affrontava in scioltezza, ma dopo diverse ore di corsa iniziava ad essere vista un po’ diversamente. Un amico alla fine della 24 ore mi ha detto: “Ti ricordi ieri sera la salitina? Stamattina sembrava il Mortirolo!”
Lungo il tracciato, due ristori con il necessario per affrontare questo tipo di gare e dei volontari che hanno sfidato anche il freddo della notte (circa 0-1 gradi) per non farci mai mancare una parola d’incoraggiamento ed una battuta simpatica, nonostante la maleducazione di qualcuno che durante l’oscurità li ha anche apostrofati con parole pesanti.
Nella zona della partenza c’erano invece gli spogliatoi, i bagni, le tende per dormire, per i massaggi, insomma tutto quello che di meglio si possa chiedere a degli organizzatori; che poi gli spazi adibiti al cambio indumenti siano stati un po’ piccoli e che alcuni atleti abbiano preferito spogliarsi all’aperto è un dettaglio che Andrea ed Enrico sapranno migliorare il prossimo anno. Tanti runners iscritti, dai forti nazionali delle varie distanze dell’ultramaratona fino chi si presentava ai nastri di partenza per la prima volta, hanno onorato quella che poi è diventata una grande festa.
Molto bella, particolare e positivamente giudicata da tutti la medaglia finale. Il pacco gara, con una simpatica maglietta di cotone celebrativa dell’evento, una buff con il logo della manifestazione ed i soliti articoli, invece, nella normalità. Le premiazioni, anche se sono state effettuate in modo veloce, hanno comunque saputo tributare ai vincitori i giusti e meritati (per tutti?) onori.
Alla fine, tutti sorridenti sono andati via ripromettendosi di ritornare l’anno prossimo. Ci sono secondo me, però alcuni dettagli da migliorare. Uno schermo che indichi i passaggi sarebbe stato gradito invece della lista stampata che veniva aggiornata ogni paio d’ore. Vista la lunghezza del percorso e la sua particolarità, ci vorrebbero almeno altri tre tappeti da poter registrare i tempi intermedi in modo da scongiurare qualsiasi tentativo di taglio del tracciato come qualcuno avrebbe fatto durante la notte (alcuni atleti hanno testimoniato ciò all’arrivo e prontamente sono scattate le verifiche e noi restiamo in attesa di sviluppi). Non è bastato lo stoicismo di Zambon che durante la notte ha presidiato in bicicletta il percorso per scongiurare questo malcostume, che purtroppo non riusciamo a debellare. Volendo poi essere pignoli, un po’ di musica al passaggio sul traguardo durante la notte poteva anche starci bene, vista la lunghezza del circuito e la tranquillità che comunque si riusciva a trovare dall’altra parte del tracciato. Lo spazio c’era e sarebbe stato gradito ai più. Una domanda alla fine mi son posto: “Se avesse piovuto cosa sarebbe successo con i ristori sul traguardo? Avremmo fatto la fine di Fano? Mah?”
Una nota negativa, pur rispettando e ringraziandoli del loro lavoro, va fatta ai giudici di gara non sempre gentili con gli atleti e con qualche fotografo presente. Come prima edizione, Venice Ultramarathon Festival, ha avuto un buon successo e spero che l’anno prossimo riesca a ripetersi migliorando alcune cose.

La mia gara.

Iscritto alla 24 ore, invece è durata solo 12. Partito con grandi ambizioni, non lo nascondo, mi ero ripromesso di fare un bilancio a metà gara. Le prime ore di corsa sono state fantastiche, ero molto tranquillo e stavo talmente bene che riuscivo anche a cantare mentre andavo. I chilometri venivano macinati uno dopo l’altro molto bene e le sensazioni erano ottime. Dopo nove ore ,però, c’è stato qualcosa, ho iniziato a perdere un po’ il ritmo, fin quando a metà gara, pur essendo tra i primi con 117,3 km già corsi, stavo iniziando a perdere un po’ più del previsto e così ho preferito non precludermi la possibilità di un nuovo tentativo a Torino il mese prossimo. Diciamo che ho fatto un allenamento lungo. Prima di fare la doccia e di riposare, però, ho fatto un giro (4,2km), camminando per potermi godere la pace e la tranquillità nel diaccio della notte e stare solo con i miei pensieri. Rientrato negli spogliatoi ho anche aiutato diversi atleti, alcuni erano sfiniti e li ho aiutati a togliersi le scarpe e a stendersi, altri erano demoralizzati ed ho cercato di consolarli.

Col sorgere del sole sono rientrato sul percorso, ma ho camminato incitando tutti quanti i reduci della notte a continuare nella loro impresa. Nonostante tutto, non sono rimasto deluso da me stesso visto com’è andata la mia partecipazione, io non mi deludo mai perché so che do sempre il massimo e mi alleno seriamente. Ho dei programmi, qualcuno li definisce sogni grandiosi ed è stato saggio fermarmi. Questa è stata la mia vittoria, essere stato lucido ed aver preso una decisione. Lasciare una gara che mi vedeva fino a quel momento protagonista per avere solo una possibilità di poter arrivare ad un “sogno” non è da tutti. Da quando ho scoperto questo tipo di gare ho capito, per quello che mi riguarda, cos’è l’essenza della corsa e le emozioni che si vivono nella solitudine di una gara lunghissima. Ho capito cos’è la forza di volontà e dove si può arrivare se credi in qualcosa. Non sarò mai un campione nella realtà, mi basta esserlo nei sogni, nei miei sogni, che male c’è. La corsa mi ha insegnato tanto, per cui dico che attraverso di essa ho trovato la
via della felicità.

Cirinho Di Palma

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