Cronaca — 11 marzo 2010

Gli Europei la portano in tasca e la scambiano in tutto il mondo. Una settimana fa, l’ho usata a Petra, Aden e Dubai, dove di affari se ne intendono. Oggi, i 582 iscritti-partecipanti (485 classificati) hanno visto dal vivo quel maestoso maniero scolpito sulla moneta di 1 centesimo: Castel del Monte. ‘Possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle sue forme, l’armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal Nord Europa, dal mondo musulmano e dall’antichità classica. E’ un capolavoro unico dell’architettura medievale, che riflette l’umanesimo del suo fondatore’ (UNESCO).
Dicono essere stato progettato dallo stesso Federico II di Svevia (1194-1250), Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Germania, Re d’Italia (centro-nord con esclusione dello Stato Pontificio) e Re di Sicilia (Italia meridionale). Il nonno era Federico Barbarossa, il padre Enrico VI e la madre Costanza d’Altavilla, una principessa italo-normanna che aveva portato in dote tutto il Sud Italia. I contemporanei lo soprannominarono ‘stupor mundi’, meraviglia del mondo. La sua esistenza si svolse nel Medio Evo, ma, per la concezione dello Stato e vastità degli interessi, la sua personalità si proietta nel Rinascimento. Nei suoi 57 anni di vita, fece molto e non si fece mancare nulla. Fu condottiero, diplomatico, statista, legislatore, magnanimo, spietato, scomunicato, costruttore, mecenate, scienziato, animalista, ambientalista, scrittore, poeta (Poi che ti piace amore ), lussurioso, tassatore. Dante lo collocò nell’Inferno fra gli eretici. Condottiero unico della VI Crociata (1228-1229), la concluse con un’abile azione diplomatica che gli fruttò la restituzione di Gerusalemme e la corona della Città Santa. Scelse la Puglia come epicentro dei suoi sogni imperiali. Ed è solo per non tediarvi ulteriormente che evito di riportare integralmente il testo di una lettera, inviata da Lodi il 4 gennaio 1238, in cui il Puer Apuliae esprime il suo profondo amore per gli Apuli. Mai, come sotto lui, il Sud d’Italia fu prospero, potente e temuto (Montanelli). Un personaggio maledettamente moderno che manca all’Unione Europea e al Medio Oriente: nonostante le crociate, non alimentò lo scontro di civiltà e fece di Gerusalemme una ‘città aperta’.
Indovinata, dunque, la dedica allo Svevo di una maratona che ha attraversato i luoghi segnati dalla sua ‘ingombrante’ presenza. L’avventura è cominciata sabato nella suggestiva cornice della Sala Rossa del castello di Barletta, iniziato dai Normanni, ampliato da Federico II e completato da Angioini ed Aragonesi, con la proiezione di filmati di elevato valore artistico. La festa è continuata nella Piazza d’Armi del maniero con l’esibizione di giocolieri, duellanti e castellane in costume, mentre si gustavano specialità murgiane bagnate con vigoroso nero di Troia.
L’indomani, di buon mattino, tutti verso l’altopiano della Murgia. La partenza è stata individuata un po’ più in basso dei 540 m del castello. Nel cielo svolazza un elicottero che si abbassa fino a scompigliare i capelli dei concorrenti. Nel preciso momento in cui i cronometri, che ornano le braccia superaccessoriate di Fabio Marri, segnano le ore 9:30, si ode lo sparo del via. A fine gara, i suoi strumenti registreranno un percorso di 100 m più lungo.
La strada scende nella folta pineta avvolgente la sommità del colle che sostiene il maniero, occultandone la vista. Quando l’orizzonte si apre, non resisto alla tentazione di volgere lo sguardo verso la mole geometrica con le sue maniacali ripetizioni ottagonali che, colpita dai raggi  del sole, risplende di un caldo color biondo-oro.
Il percorso s’immerge nella tipica semplicità della campagna murgiana. Questa è terra di pascoli, tratturi, pietra calcarea, cereali, bassi vigneti, arbusti, mandorli e gracili ulivi. I margini delle strade sono delimitati da muretti a secco, costruiti con quelle stesse pietre con le quali, in tempi passati, maestanze geniali, innalzarono castelli e cattedrali. Amo quest’umile campagna; più di quella superba degli ulivi secolari, dei frutteti e dei tendoni di uva da tavola che ricoprono di verde altre zone della Regione.
La discesa  verso Andria è insidiosa per i concorrenti poco prudenti, e quando si scorgono i suoi due campanili, vuol dire che 17 km sono stati macinati. La sua cattedrale conserva i sarcofagi di Iolanda di Brienne e di Isabella d’Inghilterra, due delle quattro mogli dell’Imperatore, che si rallegrò la vita anche con uno stuolo di concubine. Questo il commento di Federico sulla città: ‘Andria fidelis, nostri affixa medullis’ (Andria fedele, parte intima del nostro cuore).
Si punta verso la costa, ed il paesaggio perde l’aspetto similpastorale, per acquistarne uno più attuale. Una moderna superstrada di 9 km porta i maratoneti nella discesa verso Barletta. L’ulivo diventa maestoso, la Città della Disfida mostra i suoi alti edifici, gli altissimi silo del porto ed il mare. L’antica civiltà della pietra ritorna a farsi superba quando si transita fra la cattedrale romanica ed il grandioso castello svevo che conserva l’unico busto di Federico. Ed ora udite l’elogio che l’Imperatore  riserva ai miei concittadini: ‘Ex agricolis Cannarum habet Barulum cunabulum; ideo Barulitani sunt vere rustici et villani. Gens barulitana tot sunt capita vana: cum vident Christum, negant scire istum!’ (Barletta ebbe la sua prima culla dai contadini di Canne, per questo i Barlettani sono invero rozzi e villani: la gente barlettana è arrogante e presuntuosa: se pure incontrasse Gesù Cristo, farebbe finta di non conoscerlo).
Tutti pianeggianti gli ultimi 12 Km che portano a Trani. L’atmosfera agreste è un lontano ricordo murgiano. La fanno da padrone calzaturifici, maglifici, una cementeria, una cartiera dismessa e le segherie di marmo. Alzo lo sguardo verso l’entroterra e rivedo il castello poggiato sull’alto colle come una corona imperiale a dominare la pianura pugliese. In molti  si sono cimentati nell’attribuire un significato a questo singolare monumento. A me sembra essere un simbolo della schiacciante superiorità dell’Imperatore ,ed allo stesso tempo un monito: ‘Qui comando io’.
La pietra, e con essa l’atmosfera del XII sec., ricompare nel centro storico di Trani, nella superba cattedrale i cui grandiosi absidi lambiscono il mare e nell’immancabile castello svevo. Il grande scenario dell’arrivo, fa dimenticare le pene della gara. Per completezza, devo riferire il concetto che l’Imperatore aveva dei Tranesi: ‘Fugite Tranenses, ex sanguine Judeo descendentes’ (Fuggite dai Tranesi, discendenti da sangue ebreo).
Va detto a chiare lettere che la maratona è stata fortemente voluta dall’Agenzia Imperiale Turismo, che ha chiesto la collaborazione tecnica delle Associazioni Sportive. E’ questo il punto di forza della Federico II Marathon: non gli atleti che elemosinano il patrocinio degli enti pubblici, ma questi che chiedono di essere aiutati a realizzare un grande evento. Pertanto, se questa maratona non farà grandi numeri, la colpa sarà imputabile esclusivamente al mondo sportivo. I club si sono impegnati e, mettendo da parte i campanilismi, hanno distribuito equamente diritti e doveri su tutto il territorio della BAT, dimostrando d’essere molto più avanti dei politici, fra i quali latita un Federico.
Considerato il breve tempo in cui è stata preparata e che, per par conditio, si sono distribuiti i pettorali a Barletta, la partenza fissata nel territorio di Andria e l’arrivo a Trani, con un gravoso impegno degli organizzatori e qualche sacrificio degli atleti, la manifestazione è andata oltre le previsioni.
Per alcuni aspetti s’è data anche l’aria delle grandi maratone: sito web ben fatto, depliant artistici, filmato di presentazione eccitante, coreografica presentazione nella Sala Rossa, sistema di cronometraggio efficiente ed anche l’elicottero.
Per altri versi ha pagato il pedaggio della prima volta. Era proprio difficile capire che i preesistenti recipienti di rifiuti sarebbero risultati insufficienti a garantire la pulizia nella piazza di arrivo? Se si vuole ragionare in termini turistici, questo è l’aspetto cui dedicare investimenti e severità.
La totale chiusura al traffico è stata garantita per quatto ore; poi sono cominciati i problemi e, per amor di patria, non riferisco del comportamento incivile che qualche vigile della polizia municipale di Barletta ha riservato agli ultimi.
Gli speaker erano due. Chi li ha visti? Chi li ha uditi?
Comprensibile il fatto che gli ultimi arrivati non abbiano ricevuto la medaglia in una maratona che, ad una settimana dalla partenza, registrava soltanto un centinaio d’iscritti. La riceveranno a casa; parimenti i premi di categoria.
Fabio Marri mi ha inflitto la seconda sconfitta. E sono già due, in questo inizio 2010. Non canti vittoria! Tutti sanno che vengo fuori alla distanza. Fabio cum uxore, amanti delle cose belle e delle corse, non potevano mancare. Appunto perché non poeta di corte, saranno salutari le sue critiche. Ma non troppe!
Infine, un’esternazione! Le vette si conquistano, non le valli. Personalmente, avrei preferito partire dalla cattedrale di Trani, e giungere sulla collina. Conoscendo il tipo, qui Federico s’aspettava d’incontrarci. A monte o a valle, poco importa. L’Imperatore ti aspetta per la 2^ Edizione.

Autore: Michele Rizzitelli

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Peluso

  • Andrea Lanzara A.S.D. Folgore Nocera Inferiore

    Ho partecipato alla prima edizione…..effettivamente…troppa discesa. Sarebbe stato molto meglio partire da Trani ed arrivare a Castel nuovo anche per dare maggiore risalto all’opera archittetonica, magari organizzandoci un o spettacolo storico, un pasta party etc .etc. comunque sia complimenti alla perfetta organizzazione.

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